Una rivoluzione ci salverà, se sarà No Triv

Le riserve di gas e petrolio prima o poi finiranno e se vogliamo un futuro dobbiamo investire in un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile. Non c’è altra soluzione

di Enzo Di Salvatore
Nel suo ultimo libro «Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile», Naomi Klein sostiene che la risposta politica al problema dei cambiamenti climatici debba essere radicale: occorre uscire celermente dalla lunga stagione dell’estrattivismo.

La Rete Sostenibilità e Salute (RSS)

COMUNICATO STAMPA

La Rete Sostenibilità e Salute (RSS), che riunisce alcune associazioni sui temi della salute come bene comune e della sostenibilità del sistema sanitario pubblico, pubblica una presa di posizione sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).
Questo trattato commerciale fra USA ed UE, modificando le attuali regole a favore della libera concorrenza, potrebbe avere conseguenze negative sulla salute, sia indirettamente attraverso i determinanti sociali e ambientali di salute (lavoro, alimentazione, inquinamento, disuguaglianze, etc), sia direttamente attraverso la mercificazione dei servizi sanitari.

PAPA CONTRO EXPO’

di Guido Viale

Da Huffington Post

In quella grande kermesse del capitale che è l’expò, a dire le cose più importanti domenica scorsa è stato papa Francesco: inascoltato. Gli schermi d’Italia sono tutti per le felpe di Salvini; del papa che entra in un campo Rom, nemmeno un cenno! Comunque, estratte dal bozzolo religioso in cui le ha rinchiuse, che qui non interessa, le parole del papa forniscono ancora una volta, a livello planetario, le linee guida di un programma su cui costruire una nuova unità dei popoli in lotta.

La posta in gioco

di Guido Viale

Da Il manifesto, 11. 02. 2015

A due settimane dalla vittoria elettorale di Syriza i termini dello scontro tra il nuovo Governo greco e l’Unione Europea si delineano con chiarezza. Non è solo scontro tra dottrine e politiche economiche diverse: una favorevole alla spesa pubblica, l’altra attaccata all’austerity. E meno che mai un confronto tra euro sì ed  euro no. In questa vicenda l’economia ha ceduto il posto alla politica; anzi, a  un puro rapporto di forze. Non è nemmeno, anche se così ci avviciniamo al nucleo del contendere, un confronto tra una politica che mette al centro  le persone e una politica incentrata sul denaro. In gioco c’è l’accettazione o il rifiuto del dominio incontrastato di chi ha il denaro su chi denaro non ne ha: quel dominio che Marx chiama Capitale, ben sapendo che esso è un rapporto sociale, le cui poste sono la ripartizione del reddito tra salari e profitti (nelle loro varie forme), modi e tempi del lavoro, accesso ai servizi sociali, appropriazione di tutto l’esistente: risorse naturali, vita associata, servizi pubblici, sapere, genoma, salute.

C’è ancora un’Europa?

In un’Unione malata, divisa, minacciata da povertà e diseguaglianze crescenti, le proposte avanzate dal governo greco dopo le elezioni del 25 gennaio andrebbero attentamente esaminate e discusse: tra i 28 Stati membri, tra i 19 governi dell’eurozona, e nella Commissione, nel Parlamento europeo, nella Banca centrale europea. Le risposte fin qui date ad Atene sono non soltanto ingiuste e in alcuni casi pericolosamente antidemocratiche, ma del tutto controproducenti. La possibilità di cambiare radicalmente rotta, nell’amministrazione della crisi e nei programmi di austerità, viene esclusa a priori. La domanda stessa formulata dal governo Tsipras – non una cancellazione del debito ma un negoziato sulle modalità dei rimborsi e un aggancio di questi alla crescita – viene arbitrariamente travisata, demonizzata, e rigettata. Vince l’autocompiacimento della fede, contro i fatti e l’evidenza dei fatti. La malattia, non curata, coscientemente la si vuol perpetuare.

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