UN PREMIER CHE MARCIA SPEDITO VERSO L'800

di  Michele Prospero

È evi­dente che, con i decreti attua­tivi della fami­ge­rata carta di espro­pria­zione dei diritti deno­mi­nato Jobs Act, la Costi­tu­zione non è più la stessa. La prima parte, quella dei valori fon­da­men­tali, anche se non ancora toc­cata in modo espli­cito, è inde­bo­lita dalla legi­sla­zione più recente, vera pistola pun­tata con­tro il resi­duale diritto del lavoro. Frutto della seconda costi­tu­zio­na­liz­za­zione, lo Sta­tuto del 1970 era il com­pen­dio di una con­giun­tura sto­rica irri­pe­ti­bile che pre­sen­tava con­di­zioni poli­ti­che più favo­re­voli al mondo del lavoro. L’articolo 18 era in fondo il sim­bolo della rela­tiva potenza accu­mu­lata dal lavoro, rispetto al domi­nio asso­luto del capi­tale, e la dimo­stra­zione dei frutti posi­tivi sca­tu­riti dalla con­giun­zione di con­flitto sociale e grande mano­vra politica.

Weimar sull'Egeo

Di Paul Krugman - New York Times - 16 feb 2015

Se provate a parlare delle politiche da adottare contro la depressione economica mondiale, sicuramente qualcuno tirerà fuori lo spettro della Germania di Weimar, considerata un riscontro oggettivo sui pericoli di deficit ed espansione monetaria. Ma la storia della Germania dopo la prima guerra mondiale viene quasi sempre citata in maniera curiosamente selettiva. Si sente continuamente parlare della superinflazione del 1923, quando la gente girava spingendo carriolate di banconote, ma non si sente mai parlare della deflazione, assai più importante, degli anni '30, quando il governo del cancelliere Brüning, imparata la lezione sbagliata, tentò di difendere il cambio aureo della Germania con stretti limiti di spesa e una durissima austerità.

E' IL TEMPO GIUSTO: COMBATTERE PER LA NOSTRA COSTITUZIONE

Silvia Manderino

Quando parliamo dei "padri costituenti" dovremmo sempre ricordarci del tempo che stiamo vivendo.

Perchè quelle persone, quei padri costituenti usciti dalla dittatura fascista e da una guerra terrificante, testimoni della rovina di un intero popolo, combattenti per la libertà di quel loro popolo, sapevano benissimo cosa scrivevano quando davano vita alla Costituzione repubblicana.

Quella Costituzione che oggi qualcuno vuole archiviare - non soltanto riscrivere, ma archiviare - è sempre stata il riferimento fondamentale della nostra vita civile e democratica.

DENARO E STERMINIO

di Guido Viale

da Il manifesto

Il programma T4 doveva provvedere alla soppressione dei disabili. Con esso i nazisti sperimentarono le camere a gas, che poi avrebbero utilizzato in modo industriale per  sterminare il popolo ebraico e gli zingari. L’eliminazione dei disabili, gestita da personale medico professionista, veniva condotta al riparo dallo sguardo del pubblico, soprattutto da quello dei loro parenti. Ma il programma, viceversa, era propagandato e giustificato: con proclami, manifesti, discorsi, trasmissioni, articoli sui giornali: ogni disabile era una bocca in più da sfamare a spese del resto della popolazione, ostacolandone il cammino verso la meta comune. Si calcolava persino quanto pesasse sui conti nazionali ciascuna di quelle bocche. Così, sotto il nazismo, il popolo tedesco si assuefaceva, un po’ per volta, all’idea che le persone “inutili”, che erano “un peso” per lo Stato, o dannose per il radioso futuro della sua razza e della sua cultura, dovessero essere eliminate. E che fosse giusto farlo. Senza accorgersene? No. Certo né le soppressioni “cliniche” dei disabili, né le fucilazioni di massa degli ebrei, né l’attività industriale dei campi di sterminio si svolgevano sotto i suoi occhi. Ma tra questo e sostenere che non ne sapesse niente, e che non trovasse tutto ciò necessario, se non “normale”, ci passa.

Lettera aperta agli elettori del PD

di Pancho Pardi

Cari cittadini che votate PD,

in questi giorni il partito in cui avete riposto le vostre speranze di un futuro migliore ha imposto nella discussione alla Camera sulla revisione costituzionale tempi ristretti come per un decreto legge: la Carta costituzionale trattata alla pari di un provvedimento di necessità e urgenza da liquidare alla svelta.

A questa obiezione i dirigenti del PD replicano in due modi. Sostengono in primo luogo: sono anni che se ne discute e ormai è l’ora di concludere. In realtà ha discusso solo, e male,  il Parlamento, ma nel paese il tema è ignoto alla maggior parte dei cittadini, che non sono stati chiamati a ragionarne nemmeno dai loro stessi partiti. Voi stessi non siete mai stati convocati dal PD in assemblee cittadine; l’argomento è tabù per voi e appannaggio solo dei parlamentari. Se voi aveste voluto rovesciare le priorità e chiedere al PD di occuparsi prima di tutto della crisi economica e della mancanza di lavoro non avreste mai avuto la sede pubblica per farlo.

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