noi stiamo con RIACE

Esprimiamo sgomento ed indignazione per l’arresto del Sindaco di Riace Mimmo Lucano, simbolo di un’utopia possibile, modello di accoglienza ed integrazione. L’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti, per la sua compagna, Tesfahun Lemlem, è stato stabilito il divieto di dimora Non entriamo nel merito delle accuse, abbiamo fiducia nella magistratura, ma rileviamo che questo è un paese che tollera l’evasione promettendo condoni sotto forma di “pace fiscale”, concede 80 anni in comode rate a chi utilizza illecitamente rimborsi elettorali, nulla fa per combattere corruzione e malaffare, ma poi multa chi è colpevole di povertà e sgombera chi è privo di una casa. Da tempo il modello Riace è nel mirino della prefettura di Reggio Calabria che, dopo aver inviato ben 4 ispezioni (due con esito positivo, due che hanno rilevato alcune criticità), ha bloccato i finanziamenti (anche quelli dovuti) ai progetti di accoglienza. Stiamo parlando della Locride, zona di mafia e criminalità, difficile pensare che la prefettura non avesse altro di cui occuparsi. Noi stiamo con Lucano, siamo lontani anni luce da questo governo che sa solo alimentare odio e intolleranza verso poveri e immigrati. L’appuntamento è a Riace sabato 6 ottobre alle 15 alle 21 Associazione Prima le Persone – Assemblea Permanente Associazione L’Altra Liguria

PROPOSTA ORGANIZZATIVA PER POTERE AL POPOLO!

PREMESSA
La presente proposta organizzativa vuole contribuire a definire la struttura e i rapporti interni a Potere al Popolo! al fine di garantire la trasparenza, la democraticità e l’efficacia della sua azione politica. La sua struttura dovrebbe essere orizzontale e non gerarchica, anche se possono essere assegnati, in alcune specifiche circostanze, ruoli di rappresentanza e di responsabilità.

PUBBLICO O PRIVATO? NO, COMUNE

di Guido Viale

Il crollo del ponte Morandi ha resuscitato l’eterno dibattito se sia meglio il pubblico o il privato. Difficile schiodare qualcuno da posizioni precostituite, nonostante che sulla questione ci sia ormai un ampio materiale probatorio, in quanto quasi tutti i settori portanti dell’apparato produttivo e infrastrutturale del paese hanno avuto modo di sperimentare entrambi i regimi. Il confronto è impietoso.

CONVERSIONE ECOLOGICA O BARBARIE

28-8-18.pngdi Guido Viale

L’Unione, già Comunità (che vuol dire mettere le proprie risorse in comune) Europea, si sta dissolvendo sotto i nostri occhi. Forse si è già dissolta. A prima vista la causa più evidente di questo fallimento, come molti di noi avevano previsto, è la cosiddetta “crisi migratoria”: è evidente che trattare decine o centinaia di migliaia di esseri umani come pacchi, come un peso da scaricarsi l’un l’altro e facendo finta, a ogni nuovo arrivo, di affrontare il problema per la prima volta, non è una politica lungimirante. L’UE non ha combattuto le politiche di Orbàn quando era ora di farlo, mentre aveva a suo tempo condannato quelle dell’austriaco Haider (ma non quelle di Bossi quando per la Lega l’Unione era già “Forcolandia”). Così ha creato nel suo seno i Salvini, e i molti come lui, in tutto il continente. L’establishment europeo è stato accecato dalla sua “cultura economica”, pensando che il “resto”, l’unità politica, seguisse automaticamente (l’intendence suivra...). Così è passato come un carro armato sulla Grecia (culla della sua “civiltà”) per salvare qualche banca francese o tedesca e ora, dopo aver subito senza reagire la “brexit”, rischia di venir trascinata nel baratro dall’Italia: nazione “fondatrice” dell’Unione, ma Stato quasi fallito. Per cui, se l’Italia e i suoi abitanti sono un vuoto a perdere, con i migranti se la vedano loro...

RIDURRE IL TRASPORTO?

schizzo.png di Guido Viale

Invece di aprire un dibattito sull’utilità e sui rischi delle Grandi opere, il crollo del ponte Morandi - una dei tanti gigantismi che ha fatto del ‘900 “il secolo dell’automobile” - sembra averlo chiuso: per lo meno nel mondo politico, sulla stampa e sui media: occorre far presto, farle tutte e subito, il Tav, il terzo Valico, il Tap, le autostrade, il ponte sullo stretto, prima di un altro ripensamento. “La competizione internazionale lo esige”, “il progresso non si può fermare”, “non ci si può opporre alla modernità”, “Vogliamo tornare al medioevo?”. Difficilmente troverete sulla bocca dei politici o nei commenti della stampa qualche argomentazione meno vacua di queste. Ma siamo sicuri che “la modernità”, qualsiasi cosa si intenda con quel termine, sia proprio questo? Che il progresso debba portarci necessariamente verso la moltiplicazione dei disastri (e verso quello che li ricomprende tutti: un cambiamento climatico irreversibile)? E che l’unica regola che deve governare il mondo, e le nostre vite, sia la competizione e non la cooperazione?

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