Conflitti globali

I cambiamenti climatici e lo spazio vitale. di Guido Viale

 

Nel giorno di apertura della Cop 24 di Katowice si può affermare che il clima è il grande assente dalle politiche dei governi di tutto il mondo. Non se ne parla mai, se non per registrare l’abbandono dell’accordo di Parigi da parte di un altro Stato. Neppure la verde Germania riesce a staccarsi dal suo carbone. Non è mancata la mobilitazione popolare che, anche di recente, ha visto a Londra e in varie città della Germania una forte partecipazione per imporre un cambio di rotta; una partecipazione scarsa, però, nei paesi dell’Europa mediterranea, nonostante che in Italia siano in corso tante vertenze ambientali e sociali tutte indirettamente legate al tema del clima: NoTav, NoTap, NoTriv, NoTerzovalico, Noautostrade, NoGrandinavi, NoMuos, ecc. Ciò che è invece presente in tutte le politiche governative e, ovviamente, nelle prossime elezioni europee, sull’onda di uno sciovinismo e di una xenofobia che stanno travolgendo il mondo, sono le migrazioni. Ci sono molti legami tra quella assenza e questa presenza: nessi che politica, economia e cultura non sanno o non vogliono cogliere.

Bruxelles/Roma una svolta storica dal blog di Laura Cima

Devo raccontarvi troppe cose, emozioni, ansie, pensieri e fatti concreti che mi hanno travolta e non lo potrò fare solo oggi perchè la matassa è ancora da sbrogliare tra corpo, affaticato ma con tutti i sensi risvegliati, e mente, troppo investita da incontri vecchi e nuovi, da pensieri che si accavallano, da documenti da interpretare, tradurre e diffondere. Quello che ho chiaro è che la prospettiva da cui guardo è cambiata.

PATRIARCATO

 nudm.pngdi Guido Viale

La discesa in campo di un movimento mondiale di donne che riempie la scena politica e sociale degli ultimi anni - di cui il corteo di sabato scorso a Roma era solo un’articolazione – induce a ritenere che quel movimento sia destinato ad essere uno dei protagonisti principali di ogni possibile processo di trasformazione dei rapporti sociali nei decenni a venire. L’irruzione di tematiche, pur legate alla “questione sociale” e agli obiettivi della lotta di classe dei due secoli scorsi, ma sostanzialmente estranee ai modi tradizionali di fare e vivere la politica, spiazza fino all’irrilevanza le forze delle diverse sinistre, ma anche, più in generale, l’arena dove si è svolta gran parte del conflitto politico a cui siamo stati abituati.

DOVE STA IL CONFLITTO

honduras-mexicoxcf.pngdi G. Viale

Nelle fotografie della marcia di migliaia di honduregni verso gli Stati Uniti è difficile non riconoscere il Quarto statodi Pelizza da Volpedo attualizzato; e non vedere in quel loro presentarsi disarmati e affamati a una frontiera blindata non solo la disperazione, ma anche la convinzione che la Terra è di tutti; e la rivendicazione di ripartire tra tutti i beni che i signori della globalizzazione rubano al loro paese, costringendoli a lasciarlo. Ma è difficile anche non riconoscere nell’esercito mobilitato per impedire loro l’ingresso negli Stati Uniti una riedizione dei cannoni con cui, sul finire dell’800, il generale Bava Beccaris disperdeva e sterminava la folla dei manifestanti che lottavano per il pane. Ma questa non è che la versione americana delle tante stragi provocate dalla guerra scatenata contro i migranti nel Mediterraneo per farli affogare o respingerli nei Lager libici, alla mercè degli ascari al soldo dei governi europei; o delle barriere e dei respingimenti messi in atto nell’area Schengen; o alla cacciata dai centri di accoglienza dei tanti profughi a cui viene e verrà negata ogni forma di protezione. Insomma, è difficile non rendersi conto che tra coloro che cercano di entrare nelle cittadelle di un benessere (in gran parte alle nostre spalle) e i poteri che si adoperano per respingerli è aperta un conflitto sociale o, se vogliamo, una “lotta di classe” di portata planetaria, destinati a dominare il nostro secolo.

Non è un treno

“Ma è solo un treno!” aveva esclamato Luigi Bersani, già segretario del PD, non riuscendo a capire come intorno alla lotta contro quel “treno” sia cresciuta per trent’anni la più forte, duratura, combattiva, democratica ed ecologica comunità del paese, contrastando il modo sciagurato in cui esso viene governato. E questo, proprio mentre il partito di Bersani (“la ditta”), che in altri tempi era stato un baluardo della democrazia, si stava dissolvendo tra le grinfie di Renzi. In realtà, quello non è “un treno”, ma solo un pezzo di treno.

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