Non è un treno

TRENO-storico.pngdi Guido Viale 

“Ma è solo un treno!” aveva esclamato Luigi Bersani, già segretario del PD, non riuscendo a capire come intorno alla lotta contro quel “treno” sia cresciuta per trent’anni la più forte, duratura, combattiva, democratica ed ecologica comunità del paese, contrastando il modo sciagurato in cui esso viene governato. E questo, proprio mentre il partito di Bersani (“la ditta”), che in altri tempi era stato un baluardo della democrazia, si stava dissolvendo tra le grinfie di Renzi. In realtà, quello non è “un treno”, ma solo un pezzo di treno. Un binario di 57 chilometri lungo cui merci e passeggeri, che non ci sono e non ci saranno mai, potranno viaggiare ad “alta velocità” dentro una galleria scavata in una montagna piena di uranio e amianto, mentre prima e dopo quella galleria, se è quando sarà stata fatta, quel treno dovrà percorrere le attuali tratte intasate che lo congiungono all’alta velocità Parigi-Lione e Torino-Milano, che non saranno raddoppiate. Perché la realizzazione di quelle tratte, per far credere che il Tav costi meno, è stata rimandata al “dopo”. Quale dopo? Il dopo l’apocalisse, quando tutto il pianeta avrà altro a cui pensare perché i cambiamenti climatici provocati da tante grandi opere come quella saranno diventati irreversibili.

Abbiamo bisogno dell'Europa?

eu.pngdi Guido Viale

Sì. Abbiamo bisogno dell’Europa. E anche dell’Unione Europea: del suo Parlamento imbelle e perciò impotente; della sua Commissione dai culi di pietra; del suo Consiglio che la dilania inseguendo non “l’interesse nazionale” (che cos’è?) di ogni Stato membro, ma il tornaconto elettorale dei rispettivi governi; della sua Banca Centrale che coordina attività e interessi della finanza mondiale che ci governa tutti; e persino dei banditi che si annidano nell’Eurogruppo.

Non saranno queste istituzioni a cambiare le politiche dell’Unione, ma è necessario averla come controparte unica per creare un movimento di respiro continentale capace di imporle, con lotte, mobilitazioni e le più diverse iniziative locali, ma anche con un programma unitario, radicali cambi di rotta. E’ quello che avrebbe potuto fare Tsipras, proponendo il governo greco come motore e riferimento di una mobilitazione generale contro l’austerità in tutti i paesi europei: una scelta rischiosa, che ha voluto evitare, imponendo però al suo paese rischi anche maggiori. Una scelta che Podemos non sembra voler fare con decisione, e che è l’esatto opposto di quelle adottate dal nostro governo, che finge di combattere l’austerità cercando alleanze tra governi reazionari, razzisti e complici degli assetti costituiti. Costruire un movimento di respiro europeo contro l’austerità è l’unica strada per affrontare su scala adeguata le due questioni – clima e migranti – che definiranno tutte le scelte politiche dei prossimi anni. Sostenere che quei due problemi possano essere affrontati, o addirittura “risolti”, recuperando una “sovranità nazionale” peraltro dissolta da tempo è un inganno: sono questioni di dimensioni per lo meno europee, tanto che sui migranti – accogliere o respingere – si sono dissolti e ridefiniti tutti gli schieramenti politici del continente; e sul clima è ridicolo anche solo pensare che una politica nazionale possa incidere in qualche modo. Sono incontestabili l’importanza e le connessioni – desertificazione, uragani, fame e guerre – di queste due “questioni”; ma dal modo in cui vengono affrontate dipendono anche quasi tutti gli altri problemi in agenda: l’austerity (e il nesso tra indebitamento e spesa pubblica), l’occupazione, il diritto al reddito, il welfare, la pace, la democrazia.

DUE MANIFESTAZIONI A CONFRONTO

di Guido Viale

La giornata dell’8 dicembre ha messo in luce l’essenziale.

A Roma, l’autocandidatura di Salvini a “Uomo della provvidenza” (“dio e popolo!” All’occorrenza sostituiti da rosario e pasta al ragù); ma anche a padre - anzi, papà - e padrone del paese; e a capo, con felpa d’ordinanza, della Polizia di Stato: a sancire la coincidenza tra governo e partito e tra partito e corpi repressivi dello Stato.

No Tav o barbarie

No-Tav.pngdi Guido Viale

La dittatura dell’ignoranza è il titolo di un libro in versi di Giancarlo Majorino che ho preso in prestito alcuni anni fa per designare il “liberismo” o “neoliberismo” del giorno d’oggi. Ignoranza, perché il neoliberismo è una rappresentazione della realtà falsa, che impedisce di vedere e capire quello che ci sta intorno, a partire dalla natura stessa del sistema in cui siamo immersi; che non è l’economia di un mercato concorrenziale, ma un regime estrattivo e predatorio in mano a un numero infimo di padroni della Terra, basato sull’accaparramento di risorse naturali, finanziarie e umane attraverso una competizione sempre sorretta dal sostegno finanziario e politico di uno Stato. Dittatura perchè questa visione si è ormai imposta da tempo come “pensiero unico”, travalicando l’ambito delle discipline e delle attività economiche per imporre una “cultura” della competizione universale che non lascia spazio alla solidarietà e promuove il servilismo verso chi è più ricco o potente di te.

Conflitti globali

I cambiamenti climatici e lo spazio vitale. di Guido Viale

 

Nel giorno di apertura della Cop 24 di Katowice si può affermare che il clima è il grande assente dalle politiche dei governi di tutto il mondo. Non se ne parla mai, se non per registrare l’abbandono dell’accordo di Parigi da parte di un altro Stato. Neppure la verde Germania riesce a staccarsi dal suo carbone. Non è mancata la mobilitazione popolare che, anche di recente, ha visto a Londra e in varie città della Germania una forte partecipazione per imporre un cambio di rotta; una partecipazione scarsa, però, nei paesi dell’Europa mediterranea, nonostante che in Italia siano in corso tante vertenze ambientali e sociali tutte indirettamente legate al tema del clima: NoTav, NoTap, NoTriv, NoTerzovalico, Noautostrade, NoGrandinavi, NoMuos, ecc. Ciò che è invece presente in tutte le politiche governative e, ovviamente, nelle prossime elezioni europee, sull’onda di uno sciovinismo e di una xenofobia che stanno travolgendo il mondo, sono le migrazioni. Ci sono molti legami tra quella assenza e questa presenza: nessi che politica, economia e cultura non sanno o non vogliono cogliere.

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