Accogliere o respingere

angurie.pngdi Guido Viale

Fermare il flusso dei profughi che vogliono raggiungere l’Europa dall’Africa e dal Medioriente è impossibile. E’ un fenomeno che durerà decenni. Forse è possibile contenerlo e renderlo in parte reversibile. Ma questo significa aggredirne le cause: guerre, deterioramento ambientale provocato dai cambiamenti climatici e dalla rapina delle risorse locali, miseria e sfruttamento delle popolazioni. Ci vogliono molte più risorse di quelle che l’Unione europea è disposta a sborsare per indurre gli Stati di origine o di transito dei profughi a trattenerli o a riprenderseli. Ma i soldi sono il meno. Ci vogliono programmi di pacificazione e riqualificazione di quei territori: porre fine alla vendita di armi e bloccare interventi e progetti che devastano territori e comunità. L’opposto di quanto proposto da Renzi con il migration compact: un documento che le armi non le nomina nemmeno, mentre ne prosegue a pieno ritmo la vendita.

UNA NUOVA POLITICA PER UNA NUOVA COSTITUENTE

moltitudine.pngdi Vincenzo Pellegrino

LA CRISI DELLA DEMOCRAZIA COME CRISI DELLA RAPPRESENTANZA

Due concezioni della Politica a confronto

Considerazioni post-referendarie

RIPRENDIAMOCI LA SOVRANITA’ RICOSTRUIAMO LA NOSTRA DEMOCRAZIA!

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RIPRENDIAMOCI LA SOVRANITA’
RICOSTRUIAMO LA NOSTRA DEMOCRAZIA!
Per un nuovo protagonismo dei cittadini e dei territori

L’Associazione Prima le persone

Invita

tutti coloro che come noi ritengono irrinunciabili:


§ La democrazia, la libertà, la dignità e l’autodeterminazione di ogni persona
§L'autonomia dei territori rispetto allo Stato centrale
§ La solidarietà, la tutela degli ultimi e la cura della persona
§ Una più equa ridistribuzione della ricchezza e delle risorse pubbliche, al fine soprattutto di creare nuovo lavoro e reddito garantito per tutti
§ La tutela dei beni comuni


a organizzare nei territori assemblee aperte a tutti per discutere ed elaborare programmi e campagne sociali e politiche in coerenza coi valori fondanti della nostra democrazia e del vivere civile. Partendo da temi prioritari come il lavoro e il reddito garantito, le diseguaglianze (di status, di etnia, di genere), lo svuotamento della sovranità popolare; le limitazioni di sovranità incostituzionali sottratte al controllo democratico, che minano la pace e la giustizia tra i popoli (art. 11 Cost.); le nuove possibili forme di partecipazione politica, una nuova legge elettorale, e quant’altro sia ritenuto importante.

L’Associazione Prima le persone auspica una grande partecipazione, in particolare, di donne e di giovani, rimasti spesso fuori in questi anni dall’impegno di militanza. Raccomandando l’orizzontalità, nelle relazioni, l’assenza di verticismi nelle decisioni, secondo il principio “una persona, un’idea, un voto”.

L’associazione Prima le persone intende favorire l’avvio di questo percorso di rinnovamento democratico mettendo a disposizione di coloro che ne faranno richiesta i propri strumenti (Forum, mail list, sito, piattaforma decisionale -liquid feed back- con possibilità di sezioni regionali). Segnalando che è stata avviata sul Forum l’elaborazione collettiva di una carta d’intenti / programma politico, a cui si invita a partecipare.

Nei territori regionali dove aderiranno almeno venti persone, l’Associazione si rende disponibile, attraverso i propri tecnici, a garantire in loco una giornata di formazione per il migliore utilizzo degli strumenti messi a disposizione.

Contattateci a questo indirizzo: info@primalepersone.eu 

   Il trionfo del NO nel referendum costituzionale del 4 dicembre è anche il trionfo di chi chiede da anni una richiesta di cambiamento e di partecipazione, nelle scelte che lo riguardano. La politica e le istituzioni condizionano sempre più drammaticamente i nostri diritti, le nostre vite, i nostri destini. Una politica lontana dal sentire diffuso delle persone, chiusa in sé stessa e incapace di rappresentarne le istanze. Ma chi governa – grazie a una legge elettorale antidemocratica e incostituzionale - ritiene di svolgere egregiamente il suo mandato e se ne compiace; continuando a prestare attenzione ad alcune istanze restando invece indifferente per tutte le altre: in particolare, la povertà e la disoccupazione, la mercificazione del lavoro e dei lavoratori, la devastazione dell’ambiente. Le diseguaglianze, in barba ai principi incardinati nella Costituzione, hanno ormai raggiunto un livello inaccettabile. Con una moltitudine priva di mezzi e di tutele e una minoranza, invece, che gode di privilegi scandalosi: un insulto al principio di uguaglianza a cui nessun Governo ha posto rimedio.


   E’ giunto il momento di dare vita a una nuova fase politica e sociale che coniughi la saggezza dell’esperienza politica maturata anche nei fallimenti, con il coraggio dell’innovazione e della sperimentazione. Dalla crisi della democrazia si può uscire solamente "osando più democrazia"
Nell’attuale quadro di regole, per cambiare questo stato di cose la via da percorrere è una sola: che in tutti i contesti territoriali si crei un ampio coinvolgimento e confronto tra cittadini sui temi ritenuti più urgenti: locali e nazionali; in modo diretto e senza deleghe, offrendo il proprio contributo di idee e di impegno in comune.

   Chiediamo a quanti hanno partecipato a questa battaglia di rimanere in contatto tra loro, e di mettere a confronto le proprie esperienze in vista di un'azione comune ulteriore. Come arrivare a questo? Attraverso l’organizzazione di assemblee aperte a tutti, nei territori, a prescindere dall'iscrizione ad associazioni, movimenti, partiti. Anche più assemblee, nello stesso territorio, ma che sappiano poi connettersi e interagire liberamente tra loro e con gli altri territori.


                                                   Assemblea Permanente Prima le Persone

Non una di meno

di Guido Viale

RIFLESSIONI DOPO LA MANIFESTAZIONE "NON UNA DI MENO"

Viviamo da tempo, e sempre di più, in un regime di ricatto continuo, a cui rischiamo di assuefarci. Facciamo alcuni esempi.

L’abolizione dell’art. 18 non rende solo più facili i licenziamenti, ma introduce nelle aziende un clima di ricatto permanente analogo a quello a cui è sottoposto il lavoro precario. Per questo i suoi effetti non vanno misurati tanto sul numero dei licenziamenti senza giusta causa, che pure sono molto aumentati, quanto sui numeri delle morti e degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali che colpiscono lavoratori che non hanno più la forza per sottrarsi alle imposizioni delle gerarchie aziendali.

La rivalsa della supremazia maschilista

maschilismo.pngdi Guido Viale

Da alcuni decenni sono tornate a vedersi, prima nelle grandi città arabe e musulmane, poi anche in quelle europee e occidentali, donne velate come prima si potevano incontrare solo negli angoli più emarginati delle zone rurali. Anche l'estensione della copertura a cui viene sottoposto il loro corpo, dal chador al niqab, al burka, per finire ai guanti, per impedire ogni possibile contatto con mani estranee, è andata crescendo - ben al di là di quanto possa essere ricondotto anche alla più rigida delle tradizioni - come segno della progressione di un riconquistato dominio dell'uomo sul popolo delle donne; un dominio che i contatti con la cultura occidentale, soprattutto dopo l'esplosione del femminismo negli anni '70, stavano erodendo poco per volta. Non era difficile riconoscere in questa inversione di tendenza il segno esteriore della rivalsa di una popolazione maschile, di fronte alla constatazione che né la decolonizzazione dei loro paesi, né la strada di un socialismo sui generis, in gran parte di impronta sovietica, né quella del nazionalismo arabo, e nemmeno quella dell'emigrazione in Europa avevano raggiunto i risultati promessi in termini di emancipazione, di diritti, di benessere.

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