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Cosa proponiamo

Siamo tutti profondamente consapevoli di come la crisi della politica italiana stia trasformandosi in un pericolo mortale per la democrazia di questo paese. E’ in atto da tempo il tentativo di demolire la Costituzione nata dalla Resistenza e di togliere voce ai cittadini e alle cittadine sottraendo loro rappresentanza e strumenti di decisione democratica. Si pensi all'abolizione del Senato, alla legge elettorale in discussione in Parlamento, all’innalzamento abnorme della soglia dello sbarramento in molte regioni, all’azzerato della rappresentanza democratica nelle provincie, alla riduzione del numero dei consiglieri in molti enti locali, per non parlare di un Parlamento umiliato e ridotto a mero testimone di scelte governative sempre più imposte che conducono a disuguaglianze crescenti, privatizzazioni dei beni comuni e pubblici, smantellamento di sanità, welfare, scuola pubblica, servizi di trasporto, devastazione del territorio e dei mari, perdita di posti di lavoro, insicurezza lavorativa e sociale, politiche di esclusione e di criminalizzazione di migranti e poveri.

Non c'è più tempo per rieditare miopi progetti politici che hanno dimostrato la loro inconsistenza sulla scena politica italiana. Ci riferiamo ai tentativi di risicare spazio a sinistra del PD, spazio svuotato del senso che ha avuto nel secolo scorso. Senza inoltrarci in analisi socio-politiche, molte sono le testimonianze del fallimento di questa idea: dalla sinistra arcobaleno, passando attraverso Rivoluzione civile, per arrivare alla più recente esperienza di Altra Europa. Il “teorema” additivo della sinistra non solo è fallito storicamente, ma ha sgretolato, per l'ennesima volta, la rinascita della partecipazione del mondo prepolitico, dei movimenti e non partitico. Risulta fallimentare sia per l’anacronismo degli obiettivi, sia per le forme organizzative, anche nei migliori dei casi, verticistiche, leaderistiche, lontane dalla realtà sociale del paese.

E’ necessario dar vita a una nuova fase politica e sociale che coniughi la saggezza dell’esperienza politica maturata anche nei fallimenti, con il coraggio dell’innovazione e della sperimentazione.

Per aspirare ad arginare la deriva democratica e invertire la rotta si devono connettere le energie vive e creative del paese, le cittadine e i cittadini che provano un crescente senso di responsabilità sociale, i movimenti di lotta, le forze che si battono per la democrazia e la legalità, per i diritti fondamentali, che creano buone pratiche, nuove economie e forme di convivenza sociale, che mantengono viva cultura e arte, fondando questa ricerca di alleanza e mutuo aiuto su due principi fondamentali.

In primo luogo: una visione radicalmente alternativa dell'attuale modello basato sulla preminenza della finanza sulla società e lo stato, la quale non può che muovere e trovare le sue ragioni dalle emergenze planetarie che si abbattono con la violenza a livello locale, a partire dai mutamenti climatici, dalla distruzione delle risorse naturali ed ambientali, per arrivare alle emergenze umanitarie e democratiche. Crediamo sia necessario partire dalla conversione ecologica dell’economia per trasformare un’idea di vita, di sviluppo, di produzione, di convivenza sociale e creare, al contempo, nuovi posti di lavoro che possano dare un futuro all’intero ecosistema. Movimenti, comitati, associazioni, iniziative di cittadinanza attiva, nella maggioranza dei casi, sono al centro di conflitti ambientali e sociali. Da questi è necessario partire.

Il secondo aspetto fondamentale e fondante un’effettiva riappropriazione della politica da parte delle persone, attiene alle forme partecipative e alla trasformazione della rappresentanza: si tratta di avviare forme orizzontali e inclusive, rivedendo profondamente il principio della delega. Le persone, i gruppi, i movimenti, per aderire a qualunque percorso devono essere coinvolti attivamente, essere considerati portatori, non solo di bisogni e domande, ma anche di proposte e idee che si autorappresentino.

Il 29 marzo 2015 ci siamo ritrovati in tanti a Roma, in una assemblea che ha visto la partecipazione importante e costruttiva di comitati, movimenti, organizzazioni e situazioni di lotta e conflitti, vertenze territoriali, uniti dalla convinzione di dover dar vita a un percorso aggregativo orizzontale, finalmente e autenticamente “dal basso” per avviare un progetto alternativo al liberismo e alla devastazione sociale, dei diritti, dei beni comuni e dell’ambiente in atto nel nostro paese, possibile solo cancellando il dualismo rappresentato/rappresentante attraverso l’auto-rappresentanza e il mutuo sostegno delle componenti attive e creative della società, al di là di ogni appartenenza, aggregando chi si riconosce nei valori della sinistra, in valori ecologisti, di libertà, legalità, solidarietà e giustizia sociale.

Dall'incontro del 29 marzo sono scaturite due proposte principali e complementari:

  • la costituzione dell'associazione "Assemblea Permanente Prima le Persone" (APP), dotandola di uno statuto di servizio, provvisorio e molto snello. Questo è avvenuto nel mese di maggio 2015.
  • avviare un’Assemblea Permanente che sta prendendo vita e forma a livello nazionale e locale per la costruzione di reti programmatiche e di azioni concrete, condivise e coordinate, in incontri ed attraverso gli strumenti informatici di un forum  e una piattaforma web (Liquid Feedback), che adottano metodi di confronto e decisione orizzontale  basati sul principio “una testa un voto”.

Invitiamo tutte e tutti:

  • a partecipare e contribuire a questo processo che si richiama alla necessità di assumere collettivamente la responsabilità di un cambiamento reale e concreto unendo intelligenze, competenze e capacità di sognare per realizzare, assieme, un futuro nuovo;
  • a iscriversi al Forum di discussione e al decisionale Liquidfeedback (compilando l'apposito form) per partecipare all’Assemblea Permanente dove si discuterà di temi, si darà vita a iniziative e, soprattutto, si decideranno assieme le forme statutarie e organizzative definitive di cui dotarsi;
  • a organizzare incontri territoriali per avviare le assemblee permanenti locali e iniziare a tessere una rete di comitati che possa dare sostanza partecipativa a progetti e a campagne sociali e politiche condivise. 


 Da soli sembra impossibile, tutti insieme si può!

Assemblea Permanente Prima le Persone


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info@primalepersone.eu

La democrazia comincia da Atene - comunicato Coalizione Sociale

Questo è il momento della speranza, questo è il momento del coraggio: la democrazia comincia da Atene.

In queste ore difficili in cui l’assalto alla democrazia in Europa si fa sempre più duro c’è bisogno della presa di parola e di posizione di tutte e tutti noi. Saranno i nostri gesti a cambiare il corso degli eventi, ce lo insegna la Grecia, ce lo impongono le nostre vite, sempre più bisognose di un cambiamento sempre più soffocato da un regime tecnocratico che con il ricatto del debito sta cercando di prendere il controllo politico dei popoli europei.
C’è bisogno di tutti noi, di tutti quelli a cui le politiche di austerità hanno tolto il diritto alla salute, alla pensione, all’istruzione, al lavoro, alla dignità, di tutti quelli rimasti soli nella crisi, segregati fuori dai confini della fortezza europea.

Nelle ore in cui cadono le maschere e si rivela con chiarezza il terreno dello scontro c’è la necessità di scavalcare la paura e respingere i ricatti e andare dall’altra parte, di dare voce alla maggioranza delle persone fino oggi rimasta invisibile e senza diritto di parola, per popolare insieme una grande agorà europea, uno spazio allargato di ricostruzione, di coalizione, di solidarietà, di giustizia sociale, di democrazia e di pace costruito dal basso che abbia a cuore le sorti delle persone dove abiti il meglio di noi. Abbiamo bisogno di una lotta popolare in cui far nascere una nuova Europa.

Questo è il momento della speranza, questo è il momento del coraggio: la democrazia comincia da noi.

Per questo la coalizione sociale invita tutte e tutti a scendere in piazza a Roma, a Milano e ovunque sia possibile nella giornata internazionale di mobilitazione lanciata per venerdì 3 luglio.

I luoghi e gli orari che saranno comunicati nelle prossime ore.

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I 10 punti. Il programma di Tsipras

Il partito della Sinistra Europea mi ha eletto come candidato per la presidenza della Commissione dell’Unione Europea nel suo quarto congresso il 13-15 Dicembre a Madrid.
È un onore e un onere. L’onore non è solo personale: la candidatura del leader del partito di opposizione in Grecia simboleggia il riconoscimento dei sacrifici del popolo greco. Simboleggia anche la solidarietà per tutti i popoli del Sud dell’Europa che hanno subito le catastrofiche conseguenze sociali delle politiche di austerità e recessione.

Ma, più che una candidatura, è un mandato di speranza e cambiamento in Europa. È un appello per la Democrazia a cui ogni generazione merita di partecipare, e in cui ogni generazione ha il diritto di vivere. È una lotta per il potere di cambiare la vita quotidiana della gente ordinaria. Per citare Aneurin Bevan, un vero social-democratico e il padre del Servizio Sanitario Nazionale Britannico, il potere per noi significa “l’uso di un’azione collettiva con lo scopo di trasformare la società e innalzare tutti noi, insieme”.

Io non sono un candidato del Sud dell’Europa. Sono un candidato di tutti cittadini che vogliono un’Europa senza austerità, recessione e clientele, indipendentemente dal fatto che la loro residenza sia a Nord o a Sud.
La mia candidatura aspira a raggiungere tutti voi, senza distinzioni di ideologie politiche e indipendentemente dai voti che avete espresso nelle elezioni nazionali. Unisce gli stessi popoli che sono divisi dalla gestione neolìberista della crisi economica. Integra l’indispensabile alleanza anti- Memoranda del Sud in un ampio movimento Europeo contro l’austerità: un movimento per la costruzione democratica di una unione che adesso è solo monetaria.

La mia candidatura si rivolge soprattutto ai giovani: per la prima volta nell’Europa del dopoguerra una nuova generazione ha aspettative peggiori rispetto a propri genitori. I giovano vedono le proprie aspirazioni bloccate dall’elevata disoccupazione e la prospettiva di diventare grandi senza lavoro o sottopagati.

Dobbiamo agire – non per loro ma con loro – e dobbiamo agire ora!

Dobbiamo urgentemente superare la divisione tra Nord e Sud dell’Europa e demolire il “muro monetario” che separa gli standard e le possibilità di vita nel continente.
L’Eurozona  è sull’orlo di un collasso. Questo non è dovuto all’Euro in sè, ma alle politiche di austerità che, anziché supportare la moneta unica, l’hanno indebolita. E che insieme alla moneta unica hanno indebolito anche la fiducia dei cittadini nell’Unione Europea e il percorso di integrazione dell’Europa. È la disuguaglianza che stimola l’euro-scetticismo; dovremo abbandonare austerità e recuperare democrazia.
L’establishment ha colto l’opportunità di riscrivere la politica economica del dopoguerra. La gestione politica della crisi del debito è parte del processo di trasformazione del sud Europa sul modello del capitalismo neo-liberista anglo-sassone. La diversità nelle istituzioni nazionali non è tollerata, e l’imposizione delle regole è la pietra fondante delle leggi approvate dalla Commissione Europea per incrementare il controllo economico sull’Eurozona.

La cancelliera Merkel in Germania, insieme all’élite burocratica neo-liberista di Bruxelles, tratta la solidarietà sociale e la dignità umana come ostacoli economici, e la sovranità nazionale come un fastidio. L’Europa è costretta a indossare la camicia di forza dell’austerità, delle disciplina e della deregolamentazione, peggio ancora, rischia una “generazione perduta” della sua popolazione più giovane e talentuosa.

Questa non  è la nostra Europa. È solo l’Europa che vogliamo cambiare: vogliamo un’Europa al servizio dei bisogni umani invece di un’Europa piena di paura della disoccupazione, della disabilità, della vecchiaia e della povertà, che distribuisce guadagni ai ricchi e paura ai poveri, che serve le necessità dei banchieri.
Il cambiamento è possibile e avverrà. Coloro che dicono che l’Europa in cui viviamo non può cambiare non vogliono che l’Europa cambi perché hanno interesse a non voler cambiare.
Noi dobbiamo riunire l’Europa e ricostruirla su basi democratiche e progressive. Dobbiamo riconnettere l’Europa con le sue origini Illuministiche e dare priorità alla democrazia. Perché l’Unione Europea sarà democratica o cesserà di esistere. E per noi, la Democrazia non è negoziabile.

La sinistra Europea si sta battendo per una Europa democratica, sociale ed economica. Questo obbiettivi strategici definiscono le nostre tre priorità politiche:

1.      Porre fine all’austerità e alla crisi. Un’eurozona senza austerità è possibile. Perché l’austerità è la crisi, non è una soluzione per la crisi. Costringe l’Europa ad oscillare tra recessione e un incremento anemico del prodotto interno lordo; ha gonfiato la disoccupazione; è la causa dell’incremento del debito pubblico dell’Eurozona dal 70,2% nel 2008 al 90,6% nel 2012.  Noi lavoreremo per una soluzione concordata e definita alla questione del debito nell’Eurozona: abbiamo riassunto il nostro piano politico contro la crisi in dieci punti, e la presenteremo nella prossima sezione.

2.      Mettere in moto la trasformazione ecologica della produzione. La crisi non è solo economica. È anche ecologica, nel senso che riflette un paradigma economico insostenibile in Europa. Di conseguenza, abbiamo bisogno di una simultanea trasformazione economica ed ecologica della società per emergere dalla crisi e creare una solida base per uno sviluppo che porti giustizia sociale, lavoro stabile e dignitoso e una migliore qualità di vita per tutti.
Abbiamo bisogno di questa trasformazione adesso! La gestione della crisi nell’Eurozona sud della “troika” ha sommato la crisi ambientale a quella fiscale, aumentando la divisione tra nord e sud. Inoltre, col pretesto della crisi e la ricerca di una soluzione rapida alla situazione economica, l’Unione Europea e gli stati membri hanno abbandonato le proprie politiche ecologiche e limitato la sostenibilità, nel migliore dei casi, a misure di efficienza energetica e di materie prime. Un caso tra tutti, anche se l’Europa abbonda di casi simili, e il supporto dato dal governo greco alla multinazionale mineraria Eldorado Gold, che ha iniziato operazioni minerarie su larga scala nella foresta primordiale di Skouries in Halkidiki.
L’Europa ha bisogno di un cambio di paradigma a favore della sostenibilità. A questo scopo, abbiamo bisogno di una politica pubblica ecologica che dia priorità alla sostenibilità e alla qualità della vita, alla cooperazione e alla solidarietà. Per esempio, una politica pubblica ecologica pianificherebbe, incoraggerebbe e finanzierebbe un’istruzione a favore della sostenibilità e favorirebbe le carriere in settori sostenibili. La trasformazione ecologica della produzione ha molti aspetti che derivano da scelte politiche: la riforma delle tasse, che cambierebbe la logica della tassazione spostando il suo peso sul consumo di risorse piuttosto che sull’impiego; l’eliminazione di sovvenzioni a imprese nocive per l’ambiente; la preservazione della biodiversità; la sostituzione dell’energia convenzionale con risorse rinnovabili; l’investimento nella ricerca ambientale e lo sviluppo di coltivazione organica e trasporto sostenibile; il rifiuto di qualsiasi accordo commerciale trans-atlantica che non garantisca alti standard sociali ed ambientali.

3.      Riformare le politiche dell’immigrazione in Europa. La ricerca umana di una vita migliore è inarrestabile, e i confini chiusi bloccano i diritti umani, prima ancora che le persone. Finché persiste differenza tra i guadagni e le prospettive dei paesi d’origine e quelli dell’Unione Europea continuerà ad aumentare l’immigrazione in Europa.
L’Unione Europea dovrebbe dimostrare doppia solidarietà: esterna, verso i paesi d’emigrazione, e interna, con un giusto collocamento geografico degli immigrati. In particolare, l’Unione Europea dovrebbe prendere iniziativa politica per una nuova relazione con questi paesi, migliorando l’assistenza allo sviluppo portando pace, democrazia e giustizia sociale. Contestualmente è necessario cambiare l’architettura istituzionale per l’asilo e l’immigrazione. Dobbiamo assicurare la protezione dei diritti umani nel territorio europeo e pianificare misure per salvare i migranti in mare aperto, per organizzare centri di accoglienza e adottare nuove leggi che regolino l’accesso dei migranti ai Paesi europei in modo giusto e proporzionato, prendendo in considerazione, per quanto possibile, i desideri individuali.
I fondi dell’Unione dovrebbero essere distribuiti in modo più sensato; le recenti tragedie di Lampedusa e  Farmakonisi dimostrano che sia il Patto Europeo per l’Immigrazione e l’Asilo che la Convenzione Dublino II devono essere corretti immediatamente. I migranti dovrebbero avere la possibilità di chiedere asilo direttamente allo stato membro a loro scelta e non al Paese attraverso il quale entrano nell’Unione Europea. Il paese d’ingresso dovrebbe fornirgli documenti di viaggio che permettano di raggiungere la loro destinazione. Rifiutiamo la “Fortezza Europa” che non fa altro che promuovere xenofobia, razzismo e fascismo. Lavoriamo per un’europa che sia immune all’estrema destra e al neo-nazismo.
Ma l’Europa non sarà mai né sociale né ecologica se non è democratica. E se non è democratica, sarà sempre più distante dai suoi cittadini e i suoi cittadini la sentiranno distante proprio come succede oggi. Perché, in questo momento cruciale, l’Unione Europea è diventata  un’oligarchia anti-democratica al servizio delle banche, delle multinazionali e dei ricchi.

La democrazia, in Europa, è in ritirata. E non c’è dubbio che dobbiamo porre fine all’austerità per recuperare democrazia: l’austerità è stata imposta con misure legislative che indeboliscono i parlamenti nazionali; ha rimosso diritti sociali ed economici dei cittadini con misure proprie degli stati di polizia. Allo stesso tempo, la struttura e l’operatività delle istituzioni europee alle quali sono state trasferite competenze e diritti nazionali, sono prive di legittimità democratica e trasparenza. Burocrati anonimi e al di sopra della legge non possono sostituire i politici eletti.
Ma, perché la discussione sulla democrazia in Europa sia significativa, l’unione Europea necessita di un budget significativo e di un Parlamento Europeo che ne decida l’allocazione, e che insieme ai Parlamenti nazionali decida le spese e controlli la loro efficienza. La riorganizzazione democratica dell’Unione Europea è l’obbiettivo politico per eccellenza. A questo scopo, dovremmo estendere la partecipazione del pubblico e l’interesse dei cittadini nello sviluppo delle politiche e dei servizi europei. In parallelo, dovremmo potenziare la istituzioni che hanno una legittima base democratica, come il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali. Questo implica iniziative politiche concrete, come primo passo nel restituire ai parlamenti nazionali il ruolo centrale nella legislazione e nelle decisioni sul bilancio nazionale. Questo significa la sospensione degli articoli 6 e 7 del regolamento europeo sul monitoraggio e la valutazione dei piani economici nazionali, che danno alla Commissione Europea il diritto di controllare e modificare i bilanci nazionali prima ancora dei loro parlamenti. Il parlamento europeo dev’essere uno strumento di controllo democratico sul Consiglio Europeo e la Commissione Europea.

Ma un’Europa democratica non può essere democratica e consensuale entro i propri confini e arrogante, militaristica e guerrafondaia all’estero. Per questa ragione, abbiamo bisogno di un sistema di sicurezza europeo fondato sul negoziato e sul disarmo. Nessun soldato europeo dovrebbe operare al di fuori dell’Europa.

I. UN PIANO IN 10 PUNTI CONTRO LA CRISI, PER LA CRESCITA CON GIUSTIZIA SOCIALE E IMPIEGO PER TUTTI.

L’Eurozona è il livello ideale per implementare politiche progressiste finalizzate alla crescita, alla redistribuzione delle ricchezze e alla creazione di posti di lavoro. Questo è perché l’unione monetaria ha maggiore libertà di ciascuno dei suoi costituenti presi separatamente ed è meno esposta alla volatilità e instabilità dell’ambiente esterno. Ma il cambiamento richiede sia un piano politico fattibile che un’azione collettiva.
Per porre fine alla crisi Europea, è necessario un cambi drastico di regime. E per questo abbiamo un programma politico riassumibile in dieci punti:

1.      Immediata fine dell’austerità. L’austerità è una medicina nociva e per di più somministrata al momento sbagliato con devastanti conseguenze per la coesione della società, per la democrazia e per il futuro dell’Europa. Una delle cicatrici lasciate dall’austerità che non mostra segni di guarigione è la disoccupazione, in particolare tra i giovani. Oggi, quasi 27 milioni di persone sono disoccupate nell’Unione Europea, di cui più di 19 milioni nell’Eurozona. La disoccupazione ufficiale nell’Eurozona è salita dal 7,8% nel 2008 al 12,1% nel novembre 2013. In Grecia, dal 7,7% al 24,4% e in Spagna dal 11,3% al 26,7% nello stesso periodo. La disoccupazione giovanile in Grecia e Spagna si aggira intorno al 60%. Con 4,5 milioni di under-25 disoccupati, l’Europa firma la sua condanna a morte.

2.      Un New Deal europeo. L’economia europea ha sofferto sei anni di crisi, con disoccupazione media sopra il 12% e il rischio di una depressione pari a quella degli anni ’30. L’Europa potrebbe e dovrebbe prendere in prestito denaro a basso interesse per finanziare un programma di ricostruzione economica focalizzato sull’impiego, sulla tecnologia e sulle infrastrutture. Il programma aiuterebbe le economie colpite dalla crisi ad emergere dal circolo vizioso di recessione e incremento del debito, creare posti di lavoro e sostenere il recupero economico. Gli Stati Uniti ce l’hanno fatta. Perché non noi?

3.      Espansione dei prestiti alla piccola e media impresa. Le condizioni dei prestiti in Europa sono disastrose, e le piccole e medie imprese sono quelle colpite più duramente. In migliaia, soprattutto nel sud dell’Europa, sono state costrette a chiudere non perché non erano sostenibili, ma perché il credito era esaurito. Le conseguenze per i posti di lavoro sono state terribili. Tempi straordinari richiedono misure straordinarie: la banca centrale europea dovrebbe seguire l’esempio delle banche centrali degli altri paesi e fornire prestiti a basso interesse alle banche solo se queste accettano di di fare credito con bassi interessi alle piccole e medie imprese.

4.      Sconfiggere la disoccupazione. La disoccupazione media europea è la più alta mai registrata. Molti dei disoccupati rimangono senza lavoro per più di un anno e molti giovani non hanno mai avuto l’opportunità di ricevere un salario per un impiego decente. La maggior parte della disoccupazione è il risultato dello scarso o nullo sviluppo economico, ma anche se la crescita riprenderà, l’esperienza insegna che è necessario molto tempo perché la disoccupazione torni al livello di prima della crisi. L’Europa non può permettersi di aspettare così a lungo. Lunghi periodi di disoccupazione sono devastanti per le abilità dei lavoratori, specialmente i giovani; questo nutre l’estremismo di destra, indebolisce la democrazia e distrugge l’ideale europeo. L’Europa non deve perdere tempo, deve mobilitarsi e ridirigere i Fondi Strutturali per creare significative possibilità d’impiego per i cittadini. Laddove i limiti fiscali degli stati membri sono troppo stretti, i contributi nazionali devono essere azzerati.

5.      Sospensione del nuovo sistema fiscale europeo. È richiesto, anno per anno, il pareggio di bilancio indipendentemente dalle condizioni economiche dello stato membro. Questo impedisce l’uso di politiche fiscali come strumento di stabilità e crescita nei momenti di crisi, cioè quando è più necessario. L’Europa necessita invece di un sistema fiscale che assicuri la responsabilità fiscale sul medio termine e allo stesso tempo permetta agli stati membri di usare lo stimolo fiscale durante una recessione. Una politica modificata ciclicamente che esenti gli investimenti pubblici è necessaria.

6.      Una vera e propria banca europea che possa prestare denaro come ultima risorsa per gli stati-membri e non solo per le banche. L’esperienza storica suggerisce che le unioni monetarie di successo necessitano di una banca centrale che adempia a tutte le funzioni di una banca e non serva solo a mantenere la stabilità dei prezzi. Il prestito a uno stato bisognoso dovrebbe essere incondizionato e non dipendente dall’accettazione di un programma di riforme con il meccanismo di stabilità europea. Il destino dell’Euro e la prosperità dell’Europa dipende da questo.

7.      Aggiustamento macroeconomico: i paesi che hanno surplus economico dovrebbero lavorare con i paesi in deficit per bilanciare l’andamento macroeconomico all’interno dell’Europa. L’Europa dovrebbe monitorare, valutare e stimolare l’azione dei Paesi in surplus per alleviare la pressione unilaterale sui Paesi in deficit. L’attuale squilibrio non danneggia solo i paesi in deficit. Danneggia l’intera Europa.

8.      Una Conferenza del Debito Europeo. La nostra proposta è ispirata ad uno dei più lungimiranti momenti nella storia politica Europea: l’Accordo di Londra sul Debito del 1953, che alleviò il peso economico della Germania, aiutando a ricostruire la nazione dopo la guerra e aprendo la strada per il suo successo economico. L’Accordo non richiedeva il pagamento della metà dei debiti, sia privati che intergovernativi ma legava i tempi del pagamento alla possibilità del Paese di restituire, diluendo il ripianamento su un periodo di 30 anni. Collegava il debito allo sviluppo economico, seguendo una implicita clausola di crescita: nel periodo tra il 1953 e 1959 gli unici pagamenti dovuti sono stati gli interessi del debito, per concedere alla Germania il tempo di recuperare. A partire dal 1958, l’Accordo prevedeva pagamenti annuali che diventarono sempre meno significativi con la crescita dell’economia. L’accordo prevedeva che la riduzione dei consumi della Germania, quello che oggi chiamiamo “devalutazione interna”, non fosse un metodo accettabile: i pagamenti erano condizionati dalla possibilità di pagare. L’Accordo di Londra rimane un piano d’azione utilizzabile anche oggi. Non vogliamo una Conferenza del Debito Europeo per il Sud dell’Europa, vogliamo una Conferenza del Debito Europeo per l’Europa. In questo contesto, si devono usare tutti gli strumenti politici disponibili, inclusi i prestiti dalla Banca Europea come ultima risorsa oltre alla istituzione di un debito sociale europeo, come gli Eurobond, per sostituire i debiti nazionali.

9.      Un Atto Glass-Steagall Europeo. Bisogna separare le attività concrete dagli investimenti bancari finanziari per prevenire la loro trasformazione in una sola entità incontrollabile.

10.  Una legislazione Europea che renda possibile tassazione delle attività finanziarie e imprenditoriali offshore .
 
Questo è il momento di cambiare!
Per rendere possibile questo cambiamento,  dobbiamo influenzare in modo decisivo la vita dei cittadini europei. Non vogliamo semplicemente cambiare la attuali politiche ma anche estendere l’interesse e la partecipazione delle persone nella politica, fin nella stesura delle leggi europee. Per questo dobbiamo creare una alleanza politica e sociale più ampia possibile .
Dobbiamo alterare l’equilibrio del potere politico, per poter cambiare l’Europa. Il neo-liberismo non è un fenomeno naturale, né è qualcosa di invincibile. È solo il prodotto di scelte politiche in un particolare equilibrio storico di forze. Deve la sua longevità alle politiche degli anni ’90 che hanno favorito i principi neo-liberisti e contemporaneamente una progressiva deriva verso destra. Per molti europei, i pincipii socialdemocratici sembrano l’eco di un’era passata. Il disagio sociale provocato dalla crisi e lo scetticismo dell’elettorato verso la politica hanno condotto la loro strategia ad uno stallo. I socialdemocratici non possono permettersi di perdere tempo. Qui ed ora, devono fare uno storico passo in avanti per ridefinirsi nella percezione e nella coscienza pubblica come una forza della sinistra democratica, in opposizione al neo-liberismo e alle fallimentari politiche del Partito Popolare Europeo e dell’Alleanza Liberale. O, come è stato accuratamente detto, diventando una forza politica “disposta ad essere tanto radicale quanto la stessa realtà”.

L’Europa è arrivata ad un bivio critico. Nelle elezioni europee del 25 Maggio, due chiare alternative per il presente ed il futuro sono sul tavolo: o rimaniamo immobili con i conservatori e i liberisti, o ci muoviamo avanti con la Sinistra Europea. O acconsentiamo allo status quo neo-liberista – fingendo che la crisi si possa risolvere con le stesse politiche che l’hanno causata – o guardiamo al futuro rappresentato dalla sinistra europea.
Ci rivolgiamo soprattutto all’ordinario cittadino europeo che tradizionalmente ha votato per i socialdemocratici: perché eserciti il suo diritto di voto il 25 Maggio, anziché astenersi e lasciare che altri votino al suo posto, e perché voti per la speranza ed il cambiamento, votando la sinistra europea.

Possiamo ricostruire la nostra Europa basata sul lavoro, sulla cultura e sulla ecologia. Ancora una volta dobbiamo ricostruire, nella storia della nostra casa comune che è l’Europa, un insieme di società democratiche e giuste. Per ricostruire l’Europa è necessario cambiarla. E dobbiamo cambiarla adesso, perché sopravviva.
Mentre le politiche neo-liberiste trascinano indietro la ruota della Storia, è il momento che la sinistra spinga avanti l’Europa.

L'appello di Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale

L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela. Dicono i cultori dell’immobilità che sono solo due le risposte al male che in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità nato a Ventotene nell'ultima guerra, ha spento le speranze dei suoi popoli, ha risvegliato i nazionalismi e l’equilibrio fra potenze che la Comunità doveva abbattere. La prima risposta è di chi si compiace: passo dopo passo, con aggiustamenti minimi, l’Unione sta guarendo grazie alle terapie di austerità. La seconda risposta è catastrofista: una comunità solidale si è rivelata impossibile, urge riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente sacrificata e uscire dall’Euro. Noi siamo convinti che ambedue le risposte siano conservatrici, e proponiamo un’alternativa di tipo rivoluzionario. È nostra convinzione che la crisi non sia solo economica e finanziaria, ma essenzialmente politica e sociale. L’Euro non resisterà, se non diventa la moneta di un governo democratico sovranazionale e di politiche non calate dall'alto, ma discusse a approvate dalle donne e dagli uomini europei. È nostra convinzione che l’Europa debba restare l’orizzonte, perché gli Stati da soli non sono in grado di esercitare sovranità, a meno di chiudere le frontiere, far finta che l’economia-mondo non esista, impoverirsi sempre più. Solo attraverso l’Europa gli europei possono ridivenire padroni di sé.

Per questo facciamo nostre le proposte di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, e nelle elezioni europee del 25 maggio lo indichiamo come nostro candidato alla presidenza della Commissione Europea. Il suo paese, la Grecia, è stato utilizzato come cavia durante la crisi ed è stato messo a terra: in quanto tale è nostro portabandiera. Tsipras ha detto che l’Europa, se vuol sopravvivere, deve cambiare fondamentalmente. Deve darsi i mezzi finanziari per un piano Marshall dell’Unione, che crei posti di lavoro con comuni piani di investimento e colmi il divario tra l’Europa che ce la fa e l’Europa che non ce la fa, offrendo sostegno a quest’ultima. Deve divenire unione politica, dunque darsi una nuova Costituzione: scritta non più dai governi ma dal suo Parlamento, dopo un'ampia consultazione di tutte le organizzazioni associative e di base presenti nei paesi europei.

Deve respingere il fiscal compact che oggi punisce il Sud Europa considerandolo peccatore e addestrandolo alla sudditanza, e che domani punirà, probabilmente, anche i paesi che si sentono più forti. Al centro di tutto, deve mettere il superamento della disuguaglianza, lo stato di diritto, la comune difesa di un patrimonio culturale e artistico che l’Italia ha malridotto e maltrattato per troppo tempo. La Banca centrale europea dovrà avere poteri simili a quelli esercitati dalla Banca d'Inghilterra o dalla FED, garantendo non solo prezzi stabili ma lo sviluppo del reddito e dell'occupazione, la salvaguardia dell'ambiente, della cultura, delle autonomie locali e dei servizi sociali, e divenendo prestatrice di ultima istanza in tempi di recessione. Non dimentichiamo che la Comunità nacque per debellare le dittature e la povertà. Le due cose andavano insieme allora, e di nuovo oggi.

Oggi abbiamo di fronte una grande questione ambientale di dimensioni planetarie, che può travolgere tutti i popoli, e un insieme di politiche tese a svalutare il lavoro, mentre una corretta politica ambientale può essere fonte di nuova occupazione, di redditi adeguati, di maggiore benessere e di riappropriazione dei beni comuni. È il motivo per cui contesteremo duramente il mito della crescita economica così come l’abbiamo fin qui conosciuta. Esigeremo investimenti su ricerca, energie rinnovabili, formazione, trasporti comuni, difesa del patrimonio culturale. Sappiamo che per una riconversione così vasta avremo bisogno di più, non di meno Europa.

Proprio come Tsipras dice riferendosi alla Grecia, in Italia tutto questo significa rimettere in questione due patti-capestro. Primo, il fiscal compact: il pareggio di bilancio che esso prescrive è entrato proditoriamente nella nostra costituzione, l’Europa non ce lo chiedeva, limitandosi a indicare sue «preferenze». Secondo, il patto di complicità che lega il nostro sistema politico cleptocratico alle domande dei mercati: chiediamo una politica di contrasto contro le mafie, il riciclaggio, l’evasione fiscale, la protezione e l’anonimato di capitali grigi, la corruzione, in un’Europa dove non sia più consentito opporre il segreto bancario alle indagini della magistratura. Significa infine difendere la Costituzione nata dalla Resistenza, e non violarne i principi base come suggerito dalla JP Morgan in un rapporto del 28 maggio 2013, cui i governanti italiani hanno assentito col loro silenzio. Significa metter fine ai morti nel Mediterraneo: i migranti non sono un peso ma il sale della crescita diversa che vogliamo. Significa darsi una politica estera, non più al rimorchio di un paese– gli Stati Uniti– che perde potenza ma non prepotenza. La pax americana produce guerre, caos, stati di sorveglianza. È ora di fondare una pax europea.

Le larghe intese, le rifiutiamo in Italia e in Europa: sono fatte per conservare l’esistente. Per questo diciamo no alla grande coalizione parlamentare che si prepara fra socialisti e democristiani europei, presentandoci alle elezioni di maggio con una piattaforma di sinistra alternativa e di rottura. Nostro scopo: un Parlamento costituente, che si divida fra immobilisti e innovatori. Siamo sicuri fin d’ora che gran parte dei cittadini voglia proprio questo: non l’Unione mal ricucita, non la fuga dall’Euro, ma un’altra Europa, rifatta alle radici. La chiediamo subito: il tempo è scaduto e la casa di tutti noi è in fiamme, anche se ognuno cercasse rifugio nella sua tana minuscola e illusoria.

Questo è l’orizzonte. A partire da qui avanziamo la proposta di dare vita in Italia a una lista che alle prossime elezioni europee faccia valere i principi e i programmi delineati.

Una lista promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici, che sia una risposta radicale alla debolezza italiana. Una lista composta in coerenza con il programma, che candidi persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio.

Una lista che sostiene Tsipras ma non fa parte del Partito della Sinistra Europea che lo ha espresso come candidato. I nostri eletti siederanno nell’europarlamento nel gruppo con Tsipras (GUE-Sinistra Unitaria europea). Una lista che potrà essere sostenuta, come nel referendum acqua, dal più grande insieme di realtà organizzate e che non si manterrà con i rimborsi elettorali.

Una lista che con Tsipras candidato mobiliti cittadine e cittadini verso un’Altra Europa.

Andrea Camilleri
Paolo Flores d’Arcais
Luciano Gallino
Marco Revelli
Barbara Spinelli
Guido Viale

Manifesto: Noi L'Altra Europa

Premessa al manifesto "Noi, l'Altra Europa"

Bandiere rosseIl Manifesto punta ad un rilancio del Progetto de L’Altra Europa. Appare necessario tuttavia esplicitare in premessa alcuni elementi di base che esprimano con chiarezza alcuni orientamenti di fondo circa il percorso attuativo del progetto in cui noi crediamo. In questo senso riteniamo che tali premesse possano costituire una “Carta di Accreditamento” che unisca tutti gli aderenti al progetto su obiettivi comuni chiari, in linea con il Manifesto originario di lancio della Lista L’Altra Europa con Tsipras e le deliberazioni emerse dalle assemblee nazionali dell’Altra Europa che hanno avuto luogo nel corso del 2014.

CARTA DI ACCREDITAMENTO 
PARTECIPAZIONE PROGETTO L’ALTRA EUROPA 
BOLOGNA 17/18 GENNAIO 2015

Che cosa siamo, perché stiamo insieme

Siamo persone ("prima le persone") accomunate dalla consapevolezza che occorra costruire un'alternativa al sistema economico, politico e di potere dominante in Italia e in Europa.
Stiamo insieme perché consapevoli di essere di fronte ad un'emergenza democratica in cui una larghissima parte dei cittadini, la maggioranza, non è rappresentata da chi detiene il potere e decide sulle sorti del nostro paese, dell'Europa e del mondo intero. Un'emergenza democratica che nasce da una distribuzione iniqua della ricchezza, esacerbata da azioni tese a diminuire i diritti, delegittimare le istituzioni democratiche, privatizzare i servizi, contrarre il welfare, distruggere l’ambiente.
Per questo pensiamo che sia quanto mai necessario costruire uno spazio politico credibile e democratico, dove si decide insieme, dove si creano le condizioni affinché ogni singolo partecipante abbia gli strumenti e la conoscenza per decidere in piena autonomia, dove nessuno fa per gli altri o conta di più. Princìpi inderogabili del nostro stare insieme, oltre a questi principi di democrazia interna, devono essere: i dieci punti del programma europeo de L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS; il contrasto al neoliberismo; la difesa dell'ecosistema planetario come base per tutte le scelte di carattere economico; la ricerca della sostenibilità in termini di sobrietà, solidarietà ed equità nell’utilizzo delle risorse naturali su scala planetaria; lo sviluppo di una vita dignitosa per tutti a partire dal diritto al lavoro; la lotta contro le mafie, lo sfruttamento delle persone, gli integralismi, il ricorso alla guerra per la risoluzione dei conflitti, la corruzione, i privilegi di casta; il ripristino dei valori originari della nostra Carta Costituzionale.

Il rilancio del Progetto dell’ALTRA EUROPA

L'urgenza e la drammaticità della situazione italiana, sotto il profilo economico, sociale e morale, accentuata dalle politiche europee liberiste e irrazionali su cui i governi, succedutesi nel nostro paese nel corso degli ultimi anni, si sono uniformati acriticamente, non consentono rinvii.
Il percorso iniziato con la presentazione della “lista” alle elezioni Europee deve riprendere senza indugi. L’assemblea generale del 17/18 gennaio 2015 a Bologna dovrà formalizzare tale percorso che dovrà assumere concretezza, in occasione di una assemblea costituente nazionale da tenersi a Roma nel mese di Marzo, attraverso:
  1. L’adozione di un Manifesto condiviso da cui emerga chiaramente l’esigenza di una forza politica alternativa, superando le vecchie pratiche di coalizione di partiti, che sia portatrice di innovazione e linguaggi nuovi, inclusiva nei confronti di tutte le persone che si riconoscono nel Progetto L’Altra Europa, nettamente contrapposta al PD e alle larghe intese, attiva nel promuovere forme di democrazia partecipativa sui territori, capace di esprimere i bisogni reali della comunità e di intercettare vaste componenti sociali oggi marginalizzate;
  2. La nascita di una Associazione "L’ALTRA EUROPA/L’ALTRA ITALIA” (denominazione aperta), per la quale si potranno avanzare proposte di struttura politica ed organizzativa, da discutere attraverso un coinvolgimento diffuso di comitati territoriali, movimenti, associazioni, partiti e quanti altri, singoli o associati, siano interessati
Il processo costituente richiederà apertura, elasticità, capacità di rivedere le posizioni, ma tutto questo non può sottintendere la mancanza assoluta di organizzazione nè deroghe a dei princìpi che collettivamente decideremo di assumere come non negoziabili. Princìpi non negoziabili come sinonimo di lealtà e coerenza, una volta assunti ci permetteranno confronti con tutti in una dialettica che deve essere sempre portata avanti in maniera trasparente e condivisa.

Democrazia interna

Non esiste al momento un progetto organizzativo pronto; esso dovrà necessariamente passare attraverso una discussione quanto più ampia e informata possibile, ma fin d’ora è possibile indicare delle linee guida orientative.
Dovrà essere un'organizzazione leggera e democratica che preveda la rotazione degli incarichi e la possibilità di sfiducia in qualunque momento nei confronti delle persone designate a ricoprire gli incarichi associativi.
La forma organizzativa non potrà prescindere dalle articolazioni territoriali di base, alle quali, nel rispetto delle regole comuni, sarà riconosciuta una certa autonomia sulla propria struttura interna.
Il processo deliberativo dovrà necessariamente passare anche attraverso la discussione nei territori, dove le decisioni, in assenza di una condivisione unanime, si decideranno attraverso il voto. Tutti gli iscritti dovranno essere messi in condizione di conoscere ciò su cui dovranno deliberare; sarà necessario, pertanto, mettere in essere strumenti/mezzi comunicativi che permettano massima trasparenza e partecipazione attiva.
Non sarà ammissibile assumere cariche all’interno degli organismi associativi contestualmente a cariche elettive istituzionali, né si potrà ricoprire, all’interno degli organismi associativi, la stessa carica per più di due anni consecutivi.
La vita sociale sarà regolata dall'adesione al “Manifesto politico”, da uno “Statuto” che definirà la struttura organizzativa in dettaglio, e da un “Codice etico”. Questi documenti saranno approvati in occasione della prossima assemblea, con la contestuale nascita dell’Associazione, rendendo così possibile l’adesione formale delle singole persone all’associazione.
Dall’Assemblea di Bologna dovrà scaturire un Comitato politico provvisorio che assumerà la responsabilità di coordinare il processo di maturazione delle proposte di struttura politica ed organizzativa, di regole associative, di Statuto e di Codice etico, con il coinvolgimento del territorio; esso indicherà due portavoce e rimarrà in carica fino all’assemblea di marzo.

Proponenti:

Domenico Gattuso, Antonella Leto, Laura Cima, Paolo Cacciari, Pietro Del Zanna, Ivano Marescotti, Laura Orsucci, Mauro Filingeri, Simonetta Astigiano, Walter Martino, Anton Maria Chiossone, Sonia Sander, Danilo Zannoni, Norma Bertullaccelli, Angelo Guarnieri, Claudia Petrucci, Pino Parisi, Fausto Tenti, Rosella Rispoli, Pino Romano, Ugo Sturlese, Alessandro Ingaria, Paolo Mannias, Guido Del Zoppo, Gigi Danzi, Davide Rodella, Gigi Garelli, Michele Soddu, Germano Modena, Eva Maio, Sergio Dalmasso, Giancarlo Marchisio, Aldo Barberis, Ezio Bertaina, Roberto Gambassi, Barbara Grandi, Lucia Ciarmoli, Matteo Dalena, Giovanni Nuscis, Claudio Ardizio, Imma Barbarossa, Gabriella Bianco, Serena Romagnoli, Athos Gualazzi, Paolo Sollier, Dino Angelini, Domenico Di Leo, Manlio Sorba, Marco Deligia, Laura Di Lucia Coletti, Odino Franceschini, Marco Memeo, Riccardo Rifici, Mario Sommella, Maria C. Monteleone, Carmelo Nucera, Silvano Cricca, Renzo Vienna, Simonetta Venturini, Pino Lombardo, Mario Pescatore, Giuseppe Mesiano, Alessandra Crispini, Simone Lorenzoni, Laura Veronesi, Cuono Marzano, Annamaria Rivera, Angelo Calzone, Nicola Perrotti, Nicola Lanza, Roberta Gasparetti, Giovanni Gugliantini, Maddalena Rufo, Umberto Franchi, Vincenzo Pellegrino

MANIFESTO 
"NOI, L’ALTRA EUROPA"

Il tempo delle scelte

La più grave crisi che il nostro mondo abbia conosciuto non accenna a finire, ma diventa permanente producendo una costante regressione democratica, sociale, politica, culturale, morale ed ecologica. Essa affonda le radici nelle gigantesche diseguaglianze e nell’umiliazione del lavoro che hanno caratterizzato l’ultimo quarto di secolo, accentuate da un potere sempre più monopolizzato da una minoranza di speculatori globali.
L’Unione Europea, lungi dal rappresentare un'alternativa a questo stato di cose, ne esprime il volto più ottuso e meschino, accanendosi con politiche di austerità che nel favorire i Paesi più forti provocano l’ulteriore impoverimento di quelli più fragili.
Fortunatamente, ora, in Europa si è aperta una breccia. In Grecia Syriza è forza possibile di governo, in Spagna Podemos è oggi il primo partito per popolarità. 
In Italia, mentre il mondo del lavoro ha ripreso con forza la parola, il Governo Renzi si è attestato su una linea di frontale contrapposizione, portando a compimento il processo di convergenza del suo Partito verso posizioni di destra neoliberista che, complici i media, tenta di ascriversi alla sinistra. Jobs Act, riforma del pubblico impiego, decreto Poletti e precarizzazione, Sblocca Italia, riforme della Costituzione che ne minano i pilastri, grandi opere e saccheggio del territorio, riforma elettorale in odore d'incostituzionalità, “partito della Nazione”, asservimento forzato dell’informazione, disegnano il profilo di una vera e propria emergenza democratica e sociale pongono con urgenza il problema di ridare rappresentanza ad una parte potenzialmente maggioritaria del Paese oggi drammaticamente priva di riferimento politico, come dimostra l’aumento esponenziale dell'astensione elettorale. Tanto più dopo che si è consumata una frattura davvero storica tra il mondo del lavoro e il PD.

Il momento è ora

È ineludibile la costruzione anche in Italia di un’alternativa politica credibile, reale e di rottura. Per ciò che propone e per le pratiche che segue, a partire da forme e modelli adeguati di democrazia partecipativa.
Una proposta politica unitaria e radicale, che rompa con la logica della frammentazione, rinnovando il modo di organizzarsi, la concezione della politica e l’azione collettiva.
Nel sottoscrivere questo manifesto noi intendiamo dare inizio ad un processo partecipativo che porti alla costituzione di un soggetto politico nuovo, un soggetto unitario e plurale della sinistra italiana e delle forze anti-liberiste, in un quadro europeo come naturale prosecuzione dell'esperienza de L'Altra Europa, aperto a quanti ne condividono l'ispirazione di fondo e intendano arricchirla su scala nazionale con specifici contributi programmatici. Questo processo deve prevedere la presentazione alle prossime tornate elettorali, sia politiche che amministrative, di una lista alternativa al PD da parte di questo soggetto politico nuovo che, come già in Grecia e in Spagna, si proponga come reale forza di governo; una forza politica che veda come principali protagonisti e promotori movimenti e personalità della cittadinanza attiva, a partire dai comitati locali e dai coordinamenti regionali, dai candidati e dagli eletti dell'Altra Europa e dalle liste regionali che ad essa si sono rifatte e  che sia in grado di unire tutte le componenti, sia organizzate che disperse.
Puntiamo ad un soggetto politico capace di dare una voce comune alle tante soggettività politiche e alle componenti diverse che lavorano attivamente nei territori, per il bene comune, con battaglie di protesta e di proposta alternative alle politiche neo-liberiste, alle quali sia garantito sin dall'inizio potere deliberativo e decisionale secondo giuste regole di rappresentatività.
Avanziamo una prima sintetica piattaforma programmatica. Pochi punti ampiamente condivisi intorno a cui sia possibile un lavoro collettivo di elaborazione e una effettiva pratica partecipativa:
  • Spezzare le catene del debito  imposte dalla finanza speculativa che controlla l'economia del mondo anche attraverso trattati come TTIP, TISA e CESA, di prossima approvazione, che tolgono sovranità nazionale ed insieme ad essa diritti, garanzie per il lavoro, l'ambiente e i beni comuni. Assicurare la gestione pubblica di strutture, infrastrutture e servizi di interesse collettivo, nelle quali il privato non deve essere presente né come partecipazione né come gestione;
  • Porre fine alle politiche di austerità con un piano europeo di investimenti pubblici per creare occupazione, anche attraverso politiche di valorizzazione dei beni e servizi comuni, sostenere i redditi, consentire il riscatto del Mezzogiorno, risanare l’ambiente, avviare la conversione ecologica dei consumi e del sistema produttivo;
  • Promuovere l’eguaglianza attraverso la lotta alla disoccupazione e al precariato, non tassando i redditi da lavoro e le pensioni, ma i grandi patrimoni e i grandi redditi, compresi quelli riconducibili alle chiese, impedendo eccessivi accumuli di ricchezza e potere, istituendo un reddito di cittadinanza universale, ripristinando, tutelando ed ampliando i diritti dei lavoratori come nel caso dei licenziamenti illegittimi, la contrattazione collettiva nazionale, in modo che ad eguale prestazione corrispondano uguali diritti e retribuzioni, restituire dignità alla vita lavorativa anche attraverso l'abrogazione delle recenti controriforme sulle pensioni; sostenendo il diritto alla autodeterminazione di donne e uomini, anche lottando contro ogni forma, materiale, legislativa e culturale, di discriminazione fra le persone;
  • Promuovere la lotta per un nuovo assetto mondiale basato sul rispetto dell’ambiente naturale e delle relazioni fra i popoli all’insegna dell’equità economica e della solidarietà, scevro da ogni forma di integralismo, di despotismo, di azione militare;
  • Dare corpo e significato alla parola laicità dello Stato, operando con scelte ed azioni concrete per una reale separazione tra le istituzioni dello stato repubblicano e la religione, qualunque essa sia. Interrompere l’ingente flusso di denaro pubblico che esce dalle casse dello stato italiano verso quello vaticano e porre termine ai privilegi economici accordati dai governi italiani allo stesso. Rispettare il principio  costituzionale secondo il quale la scuola privata non deve comportare oneri per lo stato; la sola scuola che deve essere finanziata e potenziata è quella pubblica e laica;
  • Combattere discriminazione e razzismo in tutte le loro forme, anche istituzionali; riformare la legislazione italiana ed europea sulla cittadinanza nel senso dello ius soli; abolire i CIE e altri centri d’internamento per migranti e rifugiati; abrogare prassi e norme, anche quelle sull’asilo, che nello spazio Schengen limitano la libertà di movimento delle persone;  approntare canali di ingresso legale per chi lascia il territorio di nascita, cittadinanza o residenza, in fuga da guerre, persecuzioni, gravi discriminazioni, catastrofi ambientali, climatiche o economiche;  garantire alle persone immigrate e rifugiate accoglienza dignitosa e uguaglianza di diritti;
  • Sostenere la democrazia e liberarla dal condizionamento determinato da lobby economico-finanziarie. Difendere e dare attuazione ai diritti sanciti dalla Costituzione e imporre una trasparenza totale a progetti, bilanci, accordi, e trattative pubbliche e private. Combattere i costi fuori controllo della politica e la rappresentanza come mestiere, in favore di una visione della politica come servizio, anche attraverso la previsione di un tetto massimo per i compensi pubblici e privati, l’azzeramento delle indennità aggiuntive della retribuzione per ogni titolare di funzioni pubbliche e dei vitalizi. Dare la massima attenzione e il massimo appoggio allo sviluppo di forme di economia che non abbiano come motore e misura dell'efficacia la redditività del capitale investito. È questa una condizione irrinunciabile per coinvolgere tutta la cittadinanza attiva nella lotta contro la corruzione, le mafie e il malaffare; per difendere la sovranità popolare dalle aggressioni delle multinazionali e per realizzare, a fianco di quella rappresentativa, una democrazia partecipativa: non solo nelle istituzioni ma anche sui luoghi di lavoro, della politica e nella gestione del rapporto tra la produzione e il consumo dei beni;
  • Promuovere un pensiero nuovo fondato sul rispetto e la valorizzazione della natura, del vivente, di tutte le differenze di genere, orientamento e cultura, sulla solidarietà come antidoto alla competizione di tutti contro tutti imposta dal “pensiero unico” dominante; una cultura che metta al primo posto le persone e che contrasti la violenza e la guerra.  

La casa comune che vogliamo

Il processo costituente unitario non può essere il frutto della sommatoria di partiti politici, ma deve riuscire a coinvolgere tutte le persone, le energie e le risorse del Paese. 
Deve avvenire su più livelli: pratiche unitarie e dialogo politico, radicamento territoriale e lavoro istituzionale, campagne comuni e sostegno a forme di solidarietà ed autorganizzazione. Lavoriamo ad uno spazio politico aperto a tutte quelle persone che condividono un’idea di giustizia sociale, di responsabilità ecologica, di lotta a qualsiasi forma di discriminazione e che possono riconoscere nel gruppo parlamentare della GUE un riferimento costante.
Lavoriamo per creare larghe coalizioni di movimenti, associazioni e forze politiche, per promuovere iniziative unitarie su lavoro, beni comuni, accoglienza e inclusione, democrazia e pace, tramite assemblee, consulte locali e nazionali, strumenti di democrazia partecipativa in rete mettendo a frutto le competenze al nostro interno e “osando più democrazia” per riavvicinare le persone alla politica e far si che questa torni ad essere il mezzo per migliorare la propria condizione e la convivenza sociale. Ognuno dovrà essere messo nella condizione di poter proporre e poi decidere, secondo il principio "una testa, un'idea, un voto"
Il 2015 può essere davvero l’anno del cambiamento. Possiamo e dobbiamo dare anche noi, in Italia, il nostro contributo. 
Cominciamo da subito a costruire, insieme a tutte le donne e gli uomini che condividono questa esigenza, un grande appuntamento al massimo entro marzo, che  rappresenti la continuazione di questo processo di cui ognuno può essere protagonista.  Apriamo alle adesioni questo appello invitando a sottoscrivere una Carta di Accreditamento che si proponga come segno tangibile di partecipazione. Proponiamo che venga eletto democraticamente dagli aderenti al progetto, un Comitato di transizione cui sarà dato il compito di coordinare il lavoro di questo spazio aperto, in attesa che vengano definiti collettivamente i modelli organizzativi che vorremo darci.


Per adesioni al manifesto cliccare qui.

Manifesto: Siamo a un bivio.

Siamo a un bivio.

La più grave crisi che il nostro mondo abbia conosciuto non accenna a finire. Anzi, diventa permanente producendo una pericolosa regressione sociale, politica, culturale, morale ed ecologica. Affonda le radici nelle gigantesche diseguaglianze, nell’umiliazione del mondo del lavoro, nel dissennato sfruttamento della natura e dei beni comuniche hanno caratterizzato l’ultimo quarto di secolo, nel ricorso sistematico alle guerre. E per crudele paradosso continua ad accentuare quelle diseguaglianze e quella spoliazione, a causa della gestione di un potere sempre più monopolizzato da una piccola minoranza di speculatori globali e di super-ricchi – di cui l’uno percento detiene la ricchezza di metà della popolazione mondiale – in un circolo vizioso che deve essere spezzato.

L’Unione Europea, lungi dal rappresentare una possibile alternativa a questo stato di cose, ne esprime un voltoottuso e meschino, accanendosi con politiche di austerità che nel favorire i Paesi più forti provocano l’ulteriore impoverimento e il degrado – vera e propria asfissia sociale – di quelli più fragili.

E tuttavia anche in Europa, proprio sulla sponda del Mediterraneo, si è aperta una breccia. Come già è successo in America Latina, la storia sembra essersi rimessa in movimento anche qui. In Grecia, in primo luogo, dove Syriza è possibile forza di governo.Edove una vittoria il 25 gennaio mostrerebbe a tutti che quanto viene presentato come impossibile, in realtà possibile è. In Spagna, dove Podemos è oggi il primo partito per popolarità. Di qui può partire quel processo di radicale inversione delle politiche europee, l’unico che ci può salvare – perché nessun Paese può farcela da solo se non cambia l’Europa.

In Italia il quadro politico appare invece bloccato. Mentre la società si è rimessa in movimento, con il mondo del lavoro che ha ripreso con forza la parola, il Governo di Matteo Renzi si è attestato su una linea di frontale contrapposizione, incarnando pienamente quella stessa filosofia della Troika che ha condotto la Grecia sull’orlo della morte sociale, e portando a compimento il processo di dissoluzione del suo Partito come forza in un qualche modo ascrivibile alla “sinistra”.

Jobs Act e riforma del pubblico impiego, decreto Poletti e precarizzazione come forma principale del lavoro, Sblocca Italia, grandi opere e saccheggio del territorio, riforme costituzionali, riforma elettorale, privatizzazioni, “partito della Nazione” o “partito del Capo”, uniti a un asservimento indecente dell’informazione, disegnano il profilo di una vera e propria emergenza democratica e pongono con urgenza il problema di ridare rappresentanza a una parte potenzialmente maggioritaria del Paese oggi drammaticamente priva di riferimento politico, come dimostra l’aumento verticale di chi non andato più a votare. Tanto più dopo che si è consumata una frattura davvero “storica” – e riteniamo incomponibile – tra il mondo del lavoro e il partito di Renzi.

Il tempo è ora

Per tutte queste ragioni riteniamo oggi ineludibile la costruzione anche in Italia di un’alternativa politica credibile e reale, che costituisca un’effettiva rottura di continuità sia di visioneche di programma e di stile. Per ciò che propone. E per la pratica che ne contraddistingue l’agire.

Una proposta politica che per essere credibile non può che essere unitaria e insieme radicale, rompendo con la logica della frammentazione e delle continue divisioni e, insieme, innovando nel modo di organizzarsi e di concepire la politica e l’azione collettiva. La breccia che si è aperta in Europa e la riattivazione del conflitto sociale in Italia ci indicano una possibilità – che per ognuno di noi diventa una responsabilità – di tentare di "unire ciò che il neoliberismo ha diviso" e di rompere la drammatica separazione tra la dimensione politica e quella sociale.

Nel sottoscrivere questo “Manifesto” noi intendiamo metterci al servizio di un processo che porti alla costituzione di una sola grande “casa comune della sinistra e dei democratici italiani in un quadro europeo” saldamente ancorata nel sociale che preveda una tappa fondamentale nella presentazione alle prossime elezioni politiche di un’unica lista che, come già in Grecia e in Spagna, si proponga come autentica alternativa di governo. Una lista in grado di unire tutte le componenti sia organizzate che disperse di una sinistra non arresa alla austerità europea e alla sua versione autoritariaitaliana incarnata dal renzismo. Un soggetto politico unico e plurale, forte perché capace di dare una voce comune a tante componenti diverse, strategicamente alternativo al neoliberismo come visione del mondo, e in opposizione - sul piano elettorale europeo e nazionale -, alle forze politiche che l’hanno incarnato e allo stesso PD che su quella visione del mondo ha fondato non solo da oggi la sua politica di governo.

Non dunque un’esperienza “testimoniale” – la costruzione di una “piccola casa” per esuli delle troppe sinistre – ma una proposta all’altezza dell’emergenza in atto, la quale richiede di mettere in campo la maggior forza possibile per invertire la tendenza in corso. Per fermare un’azione di regressione sociale e democratica senza precedenti, portata fino al cuore dell’assetto costituzionale. Per arginare la devastazione di un patrimonio culturale condiviso. Per impedire che della frustrazione sociale approfittino forze e culture reazionarie e razziste. E per contrapporre a tutto ciò un sistema di valori e un modello di azione e di vita all’altezza dei tempiche diventi rapidamente maggioritario nel Paese.

È possibile individuare fin da ora una prima semplice piattaforma programmatica. Pochi punti, ampiamente condivisi da molti movimenti in tutto il mondo e da un grande arco di forze anche in Italia, intorno a cui è possibile una larga convergenza e sul cui lavoro di elaborazione potrà consolidarsi una effettiva pratica partecipativa, unitaria e inclusiva:

  • Spezzare le catene del debito pubblico con cui la finanza speculativa che ormai controlla l’economia del mondo intero tiene sotto ricatto i governi, si appropria di una quota crescente delle entrate fiscali, privatizza a suo vantaggio, sanità, scuola, pensioni, servizi pubblici e beni comuni con l’unico fine del profitto;

  • Porre fine alle politiche di austerità con un piano europeo di investimenti pubblici con l’obiettivo di una piena e buona occupazione, sostenere i redditi di chi lavora o cerca lavoro, contrastare la piaga del precariato che sta lacerando alla radice i legami sociali e privando del futuro intere generazioni, consentire il riscatto del Mezzogiorno, risanare l’ambiente, difendere i beni comuni, avviare la conversione ecologica dei consumi e del sistema produttivo per contribuire a sventare cambiamenti del clima irreversibili, che possono rendere tra breve invivibile tutta la Terra.

  • Promuovere l’eguaglianza tassando i grandi patrimoni e i grandi redditi, impedendo eccessive accumulazioni di ricchezza e potere, combattere la piaga della povertà (crescente) istituendo un reddito garantito che assicuri a tutti il diritto universale a una vita dignitosa; ripristinare ed estendere i diritti e le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, come nel caso dei licenziamenti illegittimi, ripristinare e sostenere la contrattazione collettiva nazionale e fare in modo che a eguale prestazione corrispondano uguali diritti e retribuzioni, restituire dignità alla vita lavorativa anche attraverso l'abrogazione delle recenti controriforme sulle pensioni.

  • Sostenere il diritto alla autodeterminazione di donne e uomini, anche lottando contro ogni forma, materiale e simbolica, legislativa e culturale, di patriarcato, sessismo, omofobia, transfobia.

  • Promuovere – ripartendo oneri e benefici tra tutti i paesi – l’accoglienza e l’inclusione di chi arriva in Europa per sfuggire alla miseria o a guerre di cui anche i nostri governi sono complici. Affermare il diritto a entrare in Europa per ricercare lavoro, il riconoscimento dello ius soli e l'abolizione dei Cie. Costruire una grande comunità dei popoli dell’Europa e del Mediterraneo fondata sulla pari dignità e sul sostegno solidale all’economia degli stati periferici. Combattere il razzismo che le forze di destra alimentano e sfruttano in tutta l’Europa per aizzare contro un bersaglio di comodo le vittime delle loro devastanti politiche economiche;

  • Affermare la democrazia in campo politico ed economico: difendere e dare attuazione ai diritti sanciti dalla Costituzione e imporre una trasparenza totale a progetti, bilanci, accordi, e trattative pubbliche e private. È questa una condizione irrinunciabile per coinvolgere tutta la cittadinanza attiva nella lotta contro la corruzione, le mafie e il malaffare; per difendere la sovranità popolare dalle aggressioni delle multinazionali; e per realizzare, a fianco di quella rappresentativa, una democrazia partecipativa: non solo nelle istituzioni ma anche sui luoghi di lavoro;

  • Dare vita a un’attiva politica di pace a livello europeo nella consapevolezza degli enormi rischi di guerra comportati dalla transizione egemonica mondiale che si compie nel cuore della crisi con lo spostamento del baricentro economico e politico mondiale dall’ovest all’est (dall’area atlantica all’asse Cina-India) e della necessità che ciò avvenga, a differenza del passato, in modo sostanzialmente pacifico e senza un massacro sociale;

  • Promuovere un pensiero fondato sul rispetto e la valorizzazione della natura, del vivente, di tutte le differenze di genere e cultura, sulla solidarietà come antidoto alla competizione di tutti contro tutti imposta dal “pensiero unico” dominante; una cultura che metta al primo posto le persone e che contrasti la violenza, la corsa agli armamenti e la guerra; contrastare lo smantellamento della scuola, dell’università e della ricerca pubbliche, depauperate e trasformate in culla della cultura della competizione.

La casa comune che vorremmo.

Perché porti al risultato necessario, questo processo costituente unitario non può essere il frutto della sommatoria di ceti politici ma deve riuscire a coinvolgere tutte le energie e le risorse che esistono nel Paese, con la loro diversità, nella dimensione della politica, del sociale, del mondo intellettuale e delle competenze.

Per questo siamo convinti che esso debba farsi intrecciando e riconnettendo più livelli: pratiche unitarie sociali e territoriali e dialogo politico. Radicamento territoriale e lavoro istituzionale. Campagne e vertenze comuni, promozione e sostegno a forme di solidarietà e auto-organizzazione mutualistica e comunitaria. È questa la condizione perché vi si possano ritrovare tutte le componenti e le iniziative, sociali e politiche, collettive e individuali, che hanno costruito l'esperienza della lista L'Altra Europa con Tsipras. Ma non solo. Lavoriamo a uno spazio politico ancora più largo, aperto a tutte quelle persone che condividono un’idea di giustizia e di solidarietà sociale, di corresponsabilità generazionale ed ecologica, di lotta ad ogni forma di discriminazione di genere o di luogo. E che possono riconoscere nell’azione del Partito della sinistra europea e del gruppo parlamentare del GUE un orizzonte d’impegno trans-nazionale che operi fin d’ora per la costruzione di vere e proprie coalizioni sociali a dimensione europea, in antitesi alle “larghe intese” continentali.

Uno spazio nel quale si possano ritrovare tutti coloro (e sono tanti, anche in Italia), i quali non vogliono rinunciare agli ideali di Eguaglianza, Libertà, Giustizia sociale, Dignità e Fraternità (il più negletto dei valori dell’89 francese): il “nucleo normativo” della modernità democratica, oggi insidiato da un potere globale che vede solo nel denaro e nella mercificazione l’esclusivo statuto del mondo.

A tal fine ci proponiamo di lavorare per sostenere la creazione di larghe coalizioni sociali di movimenti, associazioni e forze politiche, per promuovere iniziative e campagne unitarie sui temi del lavoro (della difesa dei diritti e della lotta alla precarizzazione), dei beni comuni, della accoglienza e dell’inclusione, della democrazia e della pace anche tramite strumenti specifici finalizzati a ciò, come assemblee e consulte territoriali e nazionali, impegnandocial più ampio dialogo e alla più grande collaborazione con tutte le persone e le forze interessate e disponibili per raggiungere questo obiettivo comune.

Il processo unitario a cui vogliamo contribuire deve avvenire nel modo più democratico e partecipato possibile, con il massimo di apertura a tutti gli apporti e il massimo sforzo per arrivare, ovunque possibile, a posizioni e scelte condivise (valorizzazione del punto di vista dell’altro). Per questo apriamo questo appello alle adesioni individuali e collettive, e ci impegniamo a coinvolgere e far partecipare democraticamente in tutti i passaggi successivi chi vi aderirà, con la massima trasparenza e con forme di aggregazione e cooperazione nei territori le più ampie, aperte e partecipative possibile, perché è soprattutto nei “luoghi della vita” che si può costruire l’alternativa. Riteniamo anzi che il progetto non potrà coinvolgere quelle migliaia di uomini e donne che oggi non hanno più fiducia nella politica, né suscitare il loro impegno e le loro energie, se non riusciremo a dar vita a un modo di fare politica davvero "altro", a tutti i livelli, nelle forme e non solo nei contenuti.

Il 2015 può essere davvero l’anno del cambiamento. Non possiamo non dare anche noi, in Italia, il nostro contributo.

Ci mettiamo a disposizione per costruire insieme a tutte le donne e gli uomini che condividono questa esigenza un grande appuntamento a marzo, che sia l’inizio di questo processo di cui nessuno possiede proprietà o brevetto e di cui ognuno può essere protagonista.

Facciamo ciascuno un passo indietro, per fare insieme due passi avanti.

promosso da Argiris Panagopoulos, Bia Sarasini, Costanza Boccardi, Corrado Oddi, Eleonora Forenza, Giulia Rodano, Margherita Romanelli, Marco Revelli, Maso Notarianni, Massimo Torelli, Maurizio Giacobbe, Paolo Cento, Raffaella Bolini, Roberta Fantozzi, Roberto Morea, Sergio Zampini

Il programma di Alexis Tsipras per le elezioni del 25 maggio (sunto)

Nell’accettare la candidatura alla Presidenza della Commissione Europea, Alexis Tsipras ha indicato le sue priorità politiche, e proposto un piano in dieci punti contro la crisi. Questo documento rappresenta la piattaforma politica attorno a cui si è raccolta la lista italiana L’Altra Europa con Tsipras, che verrà approfondita e integrata nelle prossime settimane in un confronto aperto e partecipato.

L’Unione Europea sarà democratica o cesserà di esistere”, afferma Tsipras: “Per noi, la democrazia non è negoziabile”. Il documento sottolinea la necessità di “superare la divisione fra Nord e Sud dell’Europa”, e definisce così il sogno dell'Europa che vogliamo: Un’Europa al servizio dei cittadini, invece che un’Europa ostaggio della paura della disoccupazione, della vecchiaia e della povertà. Un'Europa dei diritti, anziché un'Europa che penalizza i poveri, a beneficio dei soliti privilegiati, e al servizio degli interessi delle banche.

Per costruire questa Europa - la nostra Europa - il documento di Tsipras indica tre priorità politiche:

  1. Porre fine all’austerità e alla crisi, con gli strumenti indicati nei 10punti del piano

  2. Avviare la trasformazione ecologica della produzione, per rispondere alla crisi ambientale e dare priorità alla qualità della vita, alla solidarietà, all’istruzione, alle fonti energetiche rinnovabili, allo sviluppo ecosostenibile

  3. Riformare le politiche europee dell’immigrazione, rifiutando il concetto di “Fortezza Europa” che alimenta forme di discriminazione, e garantendo invece i diritti umani, l’integrazione, il diritto d’asilo e le misure per la salvaguardia dei migranti, costretti ad affrontare viaggi in cui è a rischio la loro stessa vita

I contenuti principali del Piano in dieci punti contro la crisi sono:

  • la fine immediata dell’austerità, “una medicina nociva somministrata al momento sbagliato”, che ha portato al primato di 27 milioni di disoccupati in Europa e all’ingiustizia di intere generazioni derubate del loro futuro
  • un programma di ricostruzione economica, finanziato direttamente dall’Europa tramite i prestiti a basso tasso d'interesse, e centrato sulla creazione di posti di lavoro, sullo sviluppo di tecnologia e infrastrutture
  • la sospensione del patto di bilancio europeo (Fiscal Compact), che attualmente impone il pareggio di bilancio anche ai paesi in gravi difficoltà economiche, e che deve invece consentire gli investimenti pubblici per risanare l’economia e uscire dalla crisi
  • una Conferenza europea sul debito, simile a quella che nel 1953 alleviò il peso del debito che gravava sulla Germania, e le consentì di ricostruire la nazione dopo la guerra
  • una vera banca europea, che in caso di necessità possa prestare denaro anche agli stati e non solo alle banche, e che fornisca prestiti a basso tasso di interesse agli istituti di credito, a patto che accettino di fornire credito a costi contenuti a piccole e medie imprese
  • una legislazione europea che renda possibile tassare i guadagni che derivano dalle operazioni finanziarie, oggi fiscalmente colpite molto meno del lavoro

Per rendere possibile questo cambiamento, afferma Tsipras, “dobbiamo influenzare in modo decisivo la vita dei cittadini europei. Non vogliamo semplicemente cambiare la attuali politiche, ma anche estendere l’interesse e la partecipazione delle persone alla politica, fin nella stesura delle leggi europee. Per questo dobbiamo creare un’alleanza politica e sociale più ampia possibile”.

La crisi dell’Europa non è solo economica e sociale, è anche crisi di democrazia e di fiducia. A questa crisi noi possiamo e dobbiamo rispondere, con “un movimento per la costruzione democratica di un’unione che oggi è solo monetaria”.

Per ricostruire l’Europa - conclude Tsipras - è necessario cambiarla. E dobbiamo cambiarla adesso, perché sopravviva. Mentre le politiche neo-liberiste trascinano indietro la ruota della Storia, è il momento che la sinistra spinga avanti l’Europa”.