25 Aprile

25-4.pngdi Guido Viale

La ricorrenza del 25 aprile ci impone di aprire una riflessione sul rapporto tra fascismo e razzismo. Fascismo e razzismo non sono la stessa cosa, ma sono parenti. Il razzismo era in auge anche prima dell’avvento del nazifascismo: il colonialismo veniva legittimato con la pretesa superiorità dell’”uomo bianco”. Ma è stato il nazismo, prima, e il fascismo, dopo, indipendentemente uno dall’altro, a fare della “difesa della razza”, poi dell’assoggettamento e infine dello sterminio delle “razze inferiori” le loro bandiere. Oggi però quel rapporto si è invertito. Non è il fascismo a promuovere il razzismo. E’ un razzismo ormai diffuso in tutta Europa, e particolarmente virulento in Italia, che coincide con il rigetto e la fobia nei confronti dell’immigrato, del profugo, dello straniero, a dar fiato alla nostalgia di fascismo e nazismo. Per le destre sovraniste e nazionaliste si è rivelato una “gallina dalle uova d’oro”, da alimentare e “pompare”, grazie anche al sostegno di quasi tutti i mass media; per la maggioranza di coloro che lo condividono, anche se non lo praticano, è uno stato d’animo, una risposta “facile” e immediata che “spiega” il peggioramento e la precarietà della propria condizione. L’establishment è riuscito a scaricare sul capro espiratorio “immigrati” la “colpa” dei danni che l’alta finanza sta inferendo a tutto il resto della popolazione con una crisi che vienepresentata ormai come un dato naturale.

Il welfare urbano, terreno di ricostruzione della sinistra di Paolo Berdini

Le città/ Non solo Milano, il fallimento dell’housing sociale certifica il trionfo delle assicurazioni e della privatizzazione del tessuto urbano. La sinistra potrà riprendere il cammino se saprà indicare la prospettiva della ricostruzione del welfare delle città.

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L’articolo di Veronica Pujia “Il nuovo welfare abitativo lombardo. Opportunità per chi?” apparso su questa stessa rivista on line di Sbilanciamoci merita grande attenzione. E’ infatti un’analisi puntuale e documentatissima sugli effetti della cancellazione delle politiche abitative a sostegno della classi più povere che storicamente si chiamavano “case popolari”. Veronica Pujia ci dimostra che il dominio economico e ideologico del neoliberismo è riuscito a demolire uno dei pilastri più importanti su cui si reggeva il welfare urbano e che questa azione demolitrice non ha incontrato resistenze da parte della sinistra che –anzi- con le leggi approvate dal governo Renzi ha completato lo scellerato disegno.

Come sarà l’Italia in mano a partiti razzisti?

guido viale.jpgCome sarà l’Italia in mano a partiti razzisti? Bisogna cominciare a chiederselo. Combattere la solidarietà verso profughi e “stranieri” non la rafforza tra i “nativi”, ma distrugge anche quella: promuove il sospetto, l’invidia, l’insensibilità per le sofferenze altrui, la crudeltà. E affida “pieni poteri” a chi governa: non solo per reprimere e tener lontane le persone sgradite, ma anche per giudicare sgradite tutte quelle che non obbediscono. La società che respinge e perseguita gli stranieri non può che essere autoritaria, intollerante, violenta. La storia del secolo scorso ci ha insegnato che questo è un piano inclinato da cui è sempre più difficile risalire. 

Contributo di PrimalePersone al processo costituente di Potere al Popolo

L’EFFETTIVA DEMOCRAZIA INTERNA È LA PRIMA E PIÙ IMPORTANTE QUESTIONE DA AFFRONTARE

Contributo di PrimalePersone al processo costituente di Potere al Popolo

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Dopo l’avventura elettorale, ORA è davvero il momento di decidere cosa vogliamo fare insieme e come organizzarci per farlo. Se il nostro intento è quello di cambiare realmente le sorti di questo paese, dovremo puntare a costruire una grande forza politica popolare, di massa, ispirata ai principi costituzionali, in grado di incidere sul governo e di attuare una vera e propria riconquista democratica delle istituzioni. Per riuscirci non basta la forma troppo labile di movimento né possiamo affidarci alle formule del passato, come un partito di tipo tradizionale, basato sulla delega della rappresentanza. A questo proposito ricordiamoci come è nata questa avventura: la decisione dei giovani del Centro sociale “Je so’ pazzo”, all’indomani del fallimento del Brancaccio, di smettere di cercare qualcuno che li rappresentasse e di “rappresentarsi da sé”.

Rovigo: Potere al Popolo.. del Polesine!