01-02-2019 Val di Susa

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di Nicoletta Dosio

Saliamo verso Chiomonte in un paesaggio che sa di presepio e d’infanzia. Cade la neve a ricoprire le ferite di questa terra martoriata e tutto è silenzio, incanto di luoghi incontaminati, dove anche i ruderi, i cumuli di detriti, sembrano costruzioni fantastiche, segreti di natura. Ma oltre il ponte, a sbarrare l’accesso ai cancelli della Centrale, ci sono, più anacronistici che mai, gli uomini in arme di sempre. All’improvviso, evidentemente in omaggio al “ministro col manganello”, partono contro di noi quelle che i mass media definiranno con singolare metafora “cariche di alleggerimento”: colpi di scudo e manganellate, calcioni a tradimento.

Patto per la scienza

“Scienza” e ricerca scientifica di Guido Viale

Tre soubrette del pensiero, Matteo Renzi, Beppe Grillo e Roberto Burioni, hanno firmato un “patto per la scienza”, invitando tutte le forze politiche a sottoscriverlo; un “patto” è un documento vincolante il cui nome viene dal latino pax, pace.

UN BUCO NEL CERVELLO

 

buco-vervello.pngdi Guido Viale

C’è, in tutti gli articoli, i commenti, le interviste e le analisi economiche pubblicate da giornali, riviste o reti, qualcosa che lascia una sensazione di estraneità, come se parlassero di un mondo chiuso in un comparto stagno che lo separa da tutto ciò che ci succede intorno; quasi che nel cervello degli economisti si fosse aperto un buco che impedisce loro di “guardar fuori”. Le cose che gli economisti non vedono sono tante, ma la principale è senz’altro il cambiamento climatico, ormai palesemente in corso. Alcuni economisti hanno inserito un po’ di ”ambiente” tra le variabili delle loro analisi, ma del riscaldamento globale non parla nessuno. E come si può pretendere che ne prenda coscienza il vasto pubblico se i sacerdoti del mondo contemporaneo, cioè del dio denaro, non ne parlano mai? E i politici, allora?

Uno scenario di riconversione ecologica dell’ecconomia

di Guido Viale

La sfida che la specie umana, ciascuno di noi, sia come singolo che come nodo di una rete di relazioni sociali, e la Terra tutta, si trovano ad affrontare – ciò che connota radicalmente la nostra era come antropocene (Crutznet, 2005 (1)), l’era geologica in cui la conformazione del pianeta, la sua meteorologia e il futuro del vivente che lo abita dipendono in via prioritaria dall’agire umano – è la conversione ecologica (Langer, 2003 (2)). Conversione ecologica non è solo abbandono delle fonti energetiche fossili e passaggio a quelle rinnovabili, anche se questa transizione ne è una componente ineludibile.

Non è un treno

TRENO-storico.pngdi Guido Viale 

“Ma è solo un treno!” aveva esclamato Luigi Bersani, già segretario del PD, non riuscendo a capire come intorno alla lotta contro quel “treno” sia cresciuta per trent’anni la più forte, duratura, combattiva, democratica ed ecologica comunità del paese, contrastando il modo sciagurato in cui esso viene governato. E questo, proprio mentre il partito di Bersani (“la ditta”), che in altri tempi era stato un baluardo della democrazia, si stava dissolvendo tra le grinfie di Renzi. In realtà, quello non è “un treno”, ma solo un pezzo di treno. Un binario di 57 chilometri lungo cui merci e passeggeri, che non ci sono e non ci saranno mai, potranno viaggiare ad “alta velocità” dentro una galleria scavata in una montagna piena di uranio e amianto, mentre prima e dopo quella galleria, se è quando sarà stata fatta, quel treno dovrà percorrere le attuali tratte intasate che lo congiungono all’alta velocità Parigi-Lione e Torino-Milano, che non saranno raddoppiate. Perché la realizzazione di quelle tratte, per far credere che il Tav costi meno, è stata rimandata al “dopo”. Quale dopo? Il dopo l’apocalisse, quando tutto il pianeta avrà altro a cui pensare perché i cambiamenti climatici provocati da tante grandi opere come quella saranno diventati irreversibili.

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